Nepal, il fotografo Stefano Lotumolo e il racconto dell’alluvione che ha sconvolto l’Himalaya

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il numero dei dispersi in Nepal continua a salire, superando ormai le duemila unità, mentre le operazioni di soccorso sono state bruscamente interrotte a causa del cedimento degli argini di un lago artificiale sul versante tibetano. Il bilancio ufficiale parla di 475 vittime accertate, con 2.382 persone ancora disperse e tra queste figurano 644 cittadini stranieri.

La polizia nepalese ha diffuso un messaggio urgente alla popolazione, invitando tutti a spostarsi immediatamente verso zone sicure, lontane dal corso dei fiumi che potrebbero ingrossarsi ulteriormente per il collasso di altre barriere naturali.

Il fotografo Stefano Lotumolo, che si trovava nella zona nei momenti immediatamente successivi alla catastrofe, ha vissuto sulla propria pelle la violenza di un fenomeno che molti, forse con eccessiva enfasi ma non senza fondamento, hanno già paragonato a un "Vajont" dell'Himalaya, per la dinamica del crollo e per le conseguenze devastanti sulle comunità locali.

Il crollo del ghiacciaio e l'onda che ha spazzato via i villaggi

Tutto è accaduto quando un enorme pezzo di ghiacciaio si è staccato dalla montagna, precipitando in un lago sottostante e generando un'onda di proporzioni bibliche che si è riversata a valle, travolgendo tutto ciò che incontrava lungo il percorso. Il professor Giovanni Crosta, geologo e glaciologo italiano che da anni studia i fenomeni di instabilità delle vette himalayane, ha seguito l'evoluzione della tragedia commentando la dinamica degli eventi, sebbene al momento non siano ancora chiari tutti i dettagli relativi alle dimensioni esatte del collasso e alla velocità dell'impatto.

La furia dell'acqua, mista a fango e detriti rocciosi, ha spazzato via interi villaggi, strade e ponti, lasciando dietro di sé uno scenario di desolazione che rende quasi impossibile il riconoscimento dei luoghi un tempo abitati. La fragilità di un ecosistema montano già messo a dura prova dai cambiamenti climatici si è manifestata in tutta la sua drammaticità, trasformando in pochi minuti un paesaggio maestoso in una trappola mortale per migliaia di persone.

Il racconto di Stefano Lotumolo, testimone diretto dell’inferno

Stefano Lotumolo, fotografo di viaggio e reporter che da anni documenta le trasformazioni ambientali in Asia meridionale, si trovava a poche decine di chilometri dal fronte dell'onda quando il rombo del ghiacciaio che si spezza ha interrotto il silenzio della mattina. In un racconto che restituisce tutta l'angoscia di quei momenti, Lotumolo ha descritto il suono profondo e innaturale della montagna che crolla, seguito da un silenzio irreale e poi dal boato dell'acqua che avanzava inarrestabile attraverso le gole.

Il fotografo, raggiunto poi dalle autorità locali, ha potuto scattare alcune immagini che testimoniano la furia distruttrice dell'evento, ma ha anche dovuto assistere all'impotenza di chi cercava disperatamente i propri cari tra le macerie e il fango. I suoi scatti documentano non solo la forza della natura ma anche la resistenza delle popolazioni locali che, nonostante le perdite, si sono subito attivate per cercare superstiti e prestare i primi soccorsi, in un clima di grande solidarietà ma anche di crescente disperazione per il numero impressionante di dispersi.

La veglia a New York e il dramma della diaspora nepalese

Il dolore per quanto accaduto in Nepal ha varcato i confini nazionali e giovedì sera, a New York, una veglia a lume di candela organizzata da diverse associazioni della diaspora nepalese ha riunito centinaia di persone in un commosso momento di raccoglimento.

In quella circostanza, i partecipanti hanno acceso le candele in memoria delle vittime, mentre i volti dei dispersi, tra cui quello del gioielliere di Rapallo Marco Ratto, 50 anni, titolare di un negozio di oreficerie partito per un viaggio che avrebbe dovuto essere un'escursione tra i sentieri dell'Himalaya, sono apparsi sui cartelli tenuti in mano dai familiari e dagli amici in attesa di notizie.

I contatti con Ratto si sono interrotti proprio nelle ore cruciali della piena e al momento non vi sono aggiornamenti sulle sue condizioni, così come per le centinaia di altri turisti e residenti che risultano irreperibili. La comunità di Rapallo e il mondo dell'escursionismo italiano seguono con apprensione gli sviluppi, mentre la famiglia del gioielliere, che aveva intrapreso questo viaggio dopo averlo organizzato per lungo tempo, attende risposte che al momento tardano ad arrivare.

L'interruzione dei soccorsi e l'allarme della polizia nepalese

La situazione sul campo resta estremamente fluida e le autorità nepalesi hanno dovuto fare i conti con un'aggravante di non poco conto: il cedimento degli argini della diga di un lago artificiale sul versante tibetano ha costretto a fermare temporaneamente le operazioni di soccorso nelle aree più colpite. La polizia nepalese ha lanciato un allarme chiaro e inequivocabile, ordinando alla popolazione di spostarsi subito in luoghi sicuri, temendo che ulteriori collassi possano generare nuove ondate di piena lungo i corsi d'acqua già saturi.

Il bollettino ufficiale diffuso dalle autorità aggiorna il numero dei dispersi a 2.382, di cui 644 di nazionalità straniera, un dato che rende l'emergenza non solo una tragedia locale ma un evento che coinvolge cittadini di molti paesi.

Le squadre di soccorso, che già lavoravano in condizioni estremamente difficili, sono ora costrette a ritirarsi in attesa che la situazione idrogeologica si stabilizzi, mentre gli elicotteri, quando le condizioni meteorologiche lo permettono, sorvolano le zone isolate per tentare di individuare eventuali sopravvissuti o per lanciare aiuti a chi è rimasto tagliato fuori. La montagna, che fino a pochi giorni fa era meta di trekking e avventure, si è trasformata in una barriera insuperabile, rendendo ogni tentativo di raggiungere i dispersi un'impresa quasi impossibile.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.