Nepal, un mese dopo lo tsunami dell'Himalaya: 1.453 morti e 5.285 dispersi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A un mese esatto dalla catastrofe che ha travolto le valli settentrionali del Nepal, il bilancio resta drammatico. Secondo l'Autorità nazionale per la riduzione del rischio di disastri, le vittime accertate sono 1.453, mentre 5.285 persone risultano ancora disperse. Il disastro ha colpito oltre 80.000 persone, costringendo migliaia di famiglie a lasciare le proprie case e a sistemarsi in centri di accoglienza temporanei nei distretti di Rasuwa, Nuwakot e Dhading.

La dinamica di una catastrofe annunciata

La mattina del 26 agosto, alle 8:37 ora locale, una massa di ghiaccio e roccia si è staccata dalla parete nord del monte Langtang Lirung, al confine tra Nepal e Cina, a circa 5.200 metri di altitudine. Circa due chilometri quadrati di materiale sono precipitati a valle, innescando un'ondata di detriti e acqua che ha spazzato via tutto sul suo percorso. Il primo edificio a essere travolto è stata la dogana di Rasuwagadhi, una struttura di sei piani in cemento armato. Poi, per chilometri, sono scomparse strade, ponti e interi villaggi.

L'evento ha generato un segnale sismico inizialmente interpretato come un terremoto di magnitudo 4.4, poi riclassificato dagli esperti come il collasso di un ghiacciaio.

L'emergenza umanitaria nelle valli isolate

A un mese di distanza, la ricerca dei dispersi continua senza sosta. L'identificazione delle vittime si è rivelata particolarmente complessa: molte salme sono state recuperate in condizioni tali da rendere impossibile il riconoscimento visivo. Le autorità nepalesi hanno raccolto 1.329 campioni di DNA dai corpi recuperati e altri 2.060 dai familiari dei dispersi, nella speranza di stabilire corrispondenze e restituire un'identità a chi non c'è più. Solo 112 corpi sono stati finora identificati e consegnati alle famiglie.

I obitori, sopraffatti, hanno reso necessario il ricorso a sepolture collettive dopo la registrazione del materiale genetico.

I droni umanitari cambiano il volto dei soccorsi

Nelle valli più remote, dove le strade e i ponti sono stati cancellati, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha introdotto per la prima volta in un'emergenza a insorgenza rapida l'impiego di droni cargo per il trasporto di aiuti. La flotta, composta da quattro unità DJI FlyCart 100 donate dalla Cina, è in grado di trasportare fino a 100 chilogrammi di carico per volo, coprendo distanze di tre o quattro chilometri. Ogni giorno vengono effettuate tra 10 e 16 consegne, che hanno ridotto i tempi di distribuzione da giorni a pochi minuti.

Oltre al cibo, i droni trasportano medicinali, coperte, lampade solari e kit igienici. In alcuni casi sono stati utilizzati anche per il recupero delle salme nelle zone ancora inaccessibili.

L'allarme del premier Shah all'Assemblea generale

Il primo ministro nepalese Balendra Shah, ingegnere e rapper noto con il nome d'arte di Balen, ha portato la voce del suo Paese davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nel suo intervento del 24 settembre, ha definito il disastro del Bhotekoshi-Trishuli non una tragedia locale, ma un monito per il mondo intero. «Quattro settimane fa, il mondo ha assistito a immagini sconvolgenti di inondazioni catastrofiche che hanno travolto con violenza le comunità montane del Nepal», ha dichiarato. «In molti hanno parlato di tsunami di montagna. E oggi vi chiedo: abbiamo davvero colto quel monito?». Shah ha ricordato che il Nepal contribuisce per meno dello 0,1 per cento alle emissioni globali di gas serra, eppure paga un prezzo colossale per un crisi che non ha creato. Ha poi lanciato la proposta di un Meccanismo per la resilienza climatica dell'Himalaya, che coinvolga Nepal, India e Cina nella condivisione di dati satellitari e nella creazione di sistemi di allerta precoce transfrontalieri.

Le necessità della ricostruzione

Le valutazioni preliminari indicano che il fabbisogno per la ricostruzione fisica ammonta a circa il 10 per cento del prodotto interno lordo nepalese. Il Programma alimentare mondiale ha già completato un primo ciclo di assistenza, distribuendo 127 tonnellate di generi alimentari a oltre 15.500 persone. Nelle aree dove i mercati sono tornati accessibili, l'organizzazione sta passando a trasferimenti in denaro che raggiungeranno circa 38.000 beneficiari. Il Giappone ha contribuito con un milione di dollari per sostenere le operazioni di soccorso.

Nel frattempo, le équipe psicosociali riferiscono di sopravvissuti ancora sotto shock, con sintomi di stress post-traumatico che emergono settimane dopo l'evento. Nella comunità di Gosaikunda, nel distretto di Rasuwa, il capo amministrativo Kaisang Nurpu Tamang ha spiegato che a un mese dalla tragedia «ci sono ancora persone che non sanno nemmeno dove si trovano o cosa sia loro accaduto».

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