È morto Miguel Angel Russo, il dolore del Boca Juniors
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Redazione Sport
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Il calcio argentino, colpito al cuore, piange la scomparsa di Miguel Angel Russo, l'allenatore del Boca Juniors spentosi all'età di 69 anni dopo un'estenuante malattia. La notizia, annunciata dal club attraverso un comunicato carico di commozione, ha immediatamente creato un vuoto nel mondo del pallone, che perde una figura di spicco, un uomo la cui carriera lo aveva portato ad allenare in diversi paesi, dall'Argentina al Messico, dalla Spagna al Cile. Russo, che fino a poche settimane fa ricopriva ancora il ruolo di tecnico della squadra, era costretto a letto da tempo, combattendo da anni contro un tumore alla prostata, un male al quale alla fine ha dovuto cedere nonostante la strenua resistenza.
Un peggioramento inesorabile
Le sue condizioni di salute, che già lo avevano obbligato a un passo indietro dalla guida tecnica in settembre a causa di un significativo peggioramento, si erano ulteriormente aggravate negli ultimi giorni, costringendolo al ricovero in terapia intensiva per un'infezione alle vie urinarie. L'ultima partita della squadra, quel 5-0 contro il Newell's Old Boys, era stata già giocata all'insegna della preoccupazione e della dedizione al proprio mister, con la panchina affidata al vice Claudio Ubeda, che aveva guidato i giocatori in una vittoria destinata a restare come un ultimo, commovente saluto.
Il ricordo del club
Il Boca Juniors, nel rendere nota la tragica notizia, ha voluto ricordarlo non solo come un tecnico, ma soprattutto come un uomo che ha segnato la storia dell'istituzione. "Miguel lascia un segno indelebile nella nostra istituzione e sarà sempre un esempio di gioia, calore e dedizione", si legge nelle parole ufficiali, che racchiudono il senso di una perdita che va ben oltre i confini di un campo di calcio. Il club, nel suo messaggio, ha assicurato la propria vicinanza alla famiglia e a tutti i suoi cari, un gesto di solidarietà in un momento di dolore profondo e personale.
Una carriera internazionale
La sua vita professionale, costellata di esperienze in oltre una dozzina di società, lo aveva reso un vero e proprio cittadino del calcio sudamericano ed europeo, accumulando un bagaglio di conoscenze e rispetto che pochi possono vantare. La sua ultima avventura, sulla panchina di uno dei club più titolati e seguiti al mondo, rappresenta il capitolo finale di un percorso lungo e rispettato, interrotto purtroppo troppo presto da una malattia contro la quale, nonostante tutto, non c'è stato nulla da fare. La sua assenza si farà sentire, lasciando un silenzio dove prima c'era la sua voce.




