Blocco delle sale operatorie al San Giovanni
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Redazione Interno
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All'ospedale San Giovanni di Roma, la situazione è diventata insostenibile: con quaranta pazienti in attesa di un posto letto nel pronto soccorso, la direzione ha deciso di bloccare tutte le attività chirurgiche non urgenti. La decisione, comunicata ieri dalla direttrice medica, è stata presa in considerazione del sovraffollamento del Dipartimento di emergenza (Dea), che ha visto un afflusso continuo di pazienti durante i giorni festivi.
Il blocco delle sale operatorie, che riguarda solo gli interventi programmati e non le emergenze o i casi oncologici, è una misura estrema che fotografa la sofferenza del sistema sanitario romano. La situazione è stata denunciata da Alessandro Riccardi, nuovo presidente della Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu), che ha lanciato l'allarme sul fenomeno del "boarding": ogni paziente fermo al pronto soccorso in attesa di trasferimento in reparto causa un ritardo di almeno 12 minuti sugli accessi successivi, aumentando la mortalità dal 2,5 al 4,5% quando il boarding supera le 12 ore.
I dati pubblicati dalla Simeu dimostrano il legame tra un maggior numero di giorni di degenza e una maggiore incidenza di complicanze. Il sovraffollamento del pronto soccorso del San Giovanni, con pazienti parcheggiati tra le barelle nelle corsie, è solo l'ennesima giornata di disagi per i nosocomi romani, presi d'assalto negli ultimi giorni festivi.
La decisione di bloccare le operazioni non urgenti è stata inviata a tutte le strutture interne dell'ospedale, che ora si trovano a dover gestire una situazione critica, con un sistema sanitario messo in ginocchio dall'afflusso continuo di pazienti in attesa di un posto letto.




