Rischio “piedi da bambino” per gli astronauti bloccati 9 mesi nello spazio, ora al rientro sulla Terra
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
Dopo oltre nove mesi di permanenza nello spazio, Butch Wilmore e Suni Williams, i due astronauti statunitensi partiti a bordo della Boeing Starliner, hanno finalmente intrapreso il viaggio di ritorno verso la Terra. Alle 05:05 di martedì 18 marzo, ora italiana, la navicella Crew Dragon di SpaceX si è sganciata dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), segnando l’inizio di un percorso che, dopo circa 17 ore, li riporterà a casa. L’arrivo è previsto per le 22:00 di oggi, chiudendo un capitolo che avrebbe dovuto durare appena otto giorni ma che, a causa di imprevisti tecnici, si è trasformato in un’odissea spaziale.
La missione, partita il 5 giugno 2024, avrebbe dovuto essere una semplice prova del sistema di trasporto con equipaggio della Boeing Starliner, ma i problemi di propulsione emersi durante il viaggio inaugurale hanno reso la navicella inadeguata per il rientro. Di conseguenza, Wilmore e Williams sono rimasti “bloccati” sulla ISS, costretti a prolungare la loro permanenza nello spazio ben oltre le previsioni iniziali. A bordo della Crew Dragon, insieme a loro, ci sono anche Nick Hague e Aleksandr Gorbunov, membri della missione Crew-9 partita lo scorso settembre.
Uno degli aspetti più discussi riguarda le possibili conseguenze fisiche di una permanenza così prolungata in assenza di gravità. Tra i rischi maggiori, quello dei cosiddetti “piedi da bambino”, una condizione in cui i piedi degli astronauti, non sottoposti al carico gravitazionale, perdono callosità e diventano estremamente delicati, simili a quelli di un neonato. Questo fenomeno, già osservato in precedenti missioni di lunga durata, potrebbe rendere particolarmente complessa la fase di riadattamento alla gravità terrestre, richiedendo un periodo di riabilitazione fisica intensiva.
La Nasa, in una dichiarazione ufficiale, ha confermato che il rientro avverrà senza ulteriori intoppi, grazie alla collaborazione con SpaceX, che ha messo a disposizione la sua navicella Crew Dragon per garantire un ritorno sicuro. La decisione di affidarsi a un veicolo spaziale diverso da quello inizialmente previsto sottolinea le difficoltà tecniche emerse con la Starliner, che hanno costretto l’agenzia spaziale statunitense a rivedere i piani in corso d’opera.
Nonostante le complicazioni, la missione ha rappresentato un banco di prova importante per la Boeing, che mira a consolidare il suo ruolo nel trasporto spaziale umano. Tuttavia, i problemi riscontrati hanno sollevato interrogativi sulla affidabilità del sistema, soprattutto in vista di future missioni di lunga durata. Intanto, per Wilmore e Williams, l’attenzione si concentra ora sul rientro, un momento tanto atteso quanto delicato, che segna la fine di un’esperienza straordinaria ma anche estenuante.




