Teheran sotto choc dopo i raid israeliani, mentre il bazar riprende vita tra tensioni e attesa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il bazar di Teheran, con i suoi vicoli affollati e le bancarelle cariche di merci, sembra voler ignorare la tensione che grava sulla città. Si discute, si contratta, si sorseggia tè come sempre, eppure l’aria è diversa.

Dopo i raid israeliani di venerdì, che hanno colpito obiettivi militari nella capitale iraniana, la popolazione trattiene il fiato, consapevole che la risposta di Tehran potrebbe arrivare da un momento all’altro. Quello che è accaduto non è stato solo un attacco, ma un colpo all’orgoglio nazionale, come qualcuno ha definito «il punto più basso della nostra storia».

La notte precedente, l’Iran aveva lanciato circa 200 missili balistici contro Israele, secondo quanto riportato dall’IDF, che ha dichiarato di averne intercettati la maggior parte. Un 25%, però, è riuscito a superare le difese, causando danni e vittime in alcune aree residenziali, tra cui Tel Aviv e Rishon Lezion. La televisione di Stato iraniana ha poi confermato una seconda ondata di attacchi, con altri 100 missili diretti verso Israele nell’ambito dell’operazione "True Promise 3", mentre le sirene d’allarme risuonavano nel nord del Paese, da Haifa in giù.

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