A chi conviene davvero la rottamazione delle cartelle?

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il governo annuncia il suo quinto esperimento con una nuova sanatoria, i numeri resi pubblici dalla Corte dei Conti dipingono un quadro desolante sull’efficacia reale di questi strumenti. Quattro rottamazioni in meno di un decennio hanno fruttato, è vero, 33 miliardi di euro nelle casse dell’Erario, ma il punto cruciale – quello che getta un’ombra lunga su ogni promessa – è l’ammontare di quanto invece non è mai stato recuperato: 47 miliardi di euro che, di fatto, sono stati condonati.

I dati, che sollevano interrogativi non più eludibili sulla funzione delle definizioni agevolate come politica fiscale, mostrano una realtà in cui gli inadempienti sistematici finiscono per essere avvantaggiati molto più dei contribuenti onesti. Il meccanismo, stando così le cose, rischia di trasformarsi in un pericoloso incentivo all’attesa, alimentando la convinzione che si possa sempre aspettare la prossima occasione per regolarizzarsi a condizioni vantaggiose.

Questa fotografia impietosa si inserisce in un contesto già fragile, descritto sempre dalla magistratura contabile, dove il tasso di recupero dell’evasione scoperta è a livelli drammaticamente bassi. Nel 2024, a fronte di accertamenti per 72,3 miliardi di euro, le entrate effettive si sono fermate a soli 12,8 miliardi, una percentuale esigua che si attesta appena al 17%. La situazione peggiora ulteriormente se si isolano le cartelle esattoriali vere e proprie, il cui gettito incassato crolla a un irrisorio 3%, con appena 1,3 miliardi versati su 40,7 miliardi accertati.

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