Basilicata, le stangate sulle bollette tra crisi mediorientale e rincari record

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il conto dell’energia, che già pesava come un macigno sui bilanci domestici e industriali, si appresta a diventare ancora più salato per famiglie e imprese lucane. A un mese esatto dall’escalation del conflitto in Medio Oriente – una guerra che coinvolge direttamente gli Stati Uniti, dove Trump è di nuovo presidente, e l’Iran – i mercati energetici globali hanno reagito con una violenza inaudita. Il prezzo del gas, secondo le rilevazioni dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, è schizzato di 26 euro per MWh, segnando un incremento dell’81 per cento; parallelamente, l’energia elettrica è salita di 41 euro per MWh, pari a un +38 per cento. Numeri che, per chi abita tra Potenza e Matera o gestisce un’attività nella valle del Bradano, si traducono in una prospettiva tutt’altro che rassicurante: l’aumento complessivo previsto per quest’anno rispetto al 2025 potrebbe toccare i 15,2 miliardi di euro sull’intero territorio nazionale, dei quali 10,2 miliardi imputabili alla sola elettricità e 5 al gas.

L’effetto domino del petrolio e il monito dell’economista

La guerra tra Stati Uniti e Iran, spingendo il prezzo del petrolio a livelli record, ha innescato una reazione a catena che nessuno, nei giorni immediatamente precedenti il primo attacco, avrebbe potuto prevedere con questa intensità. I carburanti salgono alla pompa, e il timore – fondato, stando agli analisti – è che l’onda lunga investa presto il carrello della spesa, dato che i costi di trasporto e produzione dipendono in larga misura dall’energia. Interrogato sulla portata della crisi, l’economista dell’Università Politecnica delle Marche Mauro Gallegati ha azzardato un paragone pesante: per l’Italia e per regioni come le Marche – ma il ragionamento vale ovviamente anche per la Basilicata – l’impatto economico rischia di superare persino quello provocato dal Covid. Una previsione che non lascia spazio a facili ottimismi, soprattutto se si considera che il conflitto non accenna a diminuire d’intensità.

Piccole imprese sotto pressione: “Costi non sostenibili”

Il vero allarme, però, riguarda le piccole imprese: circa 300mila realtà, sparse su tutto il territorio italiano, che impiegano oltre 1,5 milioni di dipendenti, si trovano oggi di fronte a costi energetici fuori controllo. In queste aziende – si va dalle lavanderie industriali ai centri estetici, dai meccatronici all’autotrasporto, dalla lavorazione della ceramica alle vetrerie, senza dimenticare la trasformazione dei lapidei e la concia della pelle – la voce energia incide tra il 12 e il 40 per cento sui costi totali. Solo a Modena, a titolo di esempio, l’Ufficio Studi di Cna stima in circa 6mila le imprese a rischio, con poco meno di diecimila dipendenti coinvolti. Una “stangata da trenta miliardi”, la definiscono gli addetti ai lavori, che rischia di spazzare via margini di guadagno già ridotti all’osso.

Le famiglie e l’aggiustamento delle bollette di marzo

Sul fronte domestico, il quadro non è meno preoccupante. Come ha spiegato l’analista Tabarelli, le bollette del gas riflettono immediatamente le variazioni del mercato internazionale: l’aggiustamento al rialzo è del 19 per cento, pari a 18 centesimi al metro cubo in più, che porta il prezzo medio a 1,3 euro al metro cubo. Una variazione che si farà sentire già sulle bollette di marzo – mese in cui, peraltro, le temperature si mantengono spesso più basse del normale, aumentando i consumi. Per la famiglia tipo, che consuma circa 1.400 metri cubi all’anno, la maggior spesa sul gas è di 285 euro su base annua; sommata a quella dell’elettricità, l’esborso aggiuntivo complessivo raggiunge i 360 euro l’anno. Un salasso che, in una regione come la Basilicata dove il reddito medio è storicamente inferiore a quello settentrionale, rischia di diventare insostenibile.

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