The Shards, la recensione: quando Ryan Murphy incontra Bret Easton Ellis
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Redazione Cultura e Spettacolo
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“La gente ha paura di cacciarsi nella mischia delle autostrade di Los Angeles. È la prima cosa che sento dire al mio ritorno in città”. Queste parole, che aprono il fulminante romanzo d'esordio di Bret Easton Ellis, Meno di Zero, pubblicato nel lontano 1985, sembrano riecheggiare come un mantra nell’adolescenza dorata e dannata che l'autore ha raccontato per decenni.
Ed è proprio da quel mondo di gioventù privilegiata e disillusa che prende forma The Shards, la serie tratta dall'omonimo romanzo di Ellis, uscito in Italia con il titolo Le schegge per Einaudi nel 2023, che debutta su Disney+ il 6 agosto 2026. Lo show, firmato dal prolifico Ryan Murphy, si propone di trasporre in chiave thriller psicologico la Los Angeles dei primi anni Ottanta, un’operazione che ha suscitato non poche aspettative e, come vedremo, anche qualche perplessità.
Un adattamento sotto i riflettori: dalla pagina allo schermo
Il percorso che ha portato The Shards sul piccolo schermo è stato tutt’altro che lineare. Inizialmente, i diritti per un adattamento televisivo erano stati acquisiti da HBO, con lo stesso Bret Easton Ellis coinvolto nella scrittura e un progetto che sembrava prendere forma. Tuttavia, dopo uno sviluppo durato circa un anno, la trattativa naufragò a causa di divergenze creative, lasciando il progetto in un limbo.
È a quel punto che Ryan Murphy, da sempre estimatore dell’opera di Ellis, si è fatto avanti per rilevare i diritti, presentando una sua visione personale e convincendo l'autore a dargli fiducia. La serie è stata quindi sviluppata da FX Productions e 20th Television, trovando infine la sua collocazione su Disney+.
La collaborazione tra i due artisti, seppur fruttuosa sul piano creativo, è stata caratterizzata da un approccio molto distinto. Murphy ha raccontato di aver convinto Ellis con la sua passione, spiegandogli come il 1981, anno in cui è ambientata la storia, fosse stato un momento fondamentale anche per la sua vita. Nonostante la co-creazione e la firma sui primi due episodi, Ellis ha mantenuto un ruolo da “padrino”, preferendo un approccio più distaccato e lasciando a Murphy e al suo team la libertà di esprimere la loro interpretazione.
Questa separazione di intenti, se da un lato ha permesso a Murphy di plasmare la serie secondo la sua estetica, dall’altro ha generato un prodotto che, sebbene fedele nello spirito, è stato percepito da alcuni critici come un “grande passo indietro” rispetto alla potenza del romanzo.
The Shards: una Los Angeles di lusso e paranoia
La serie ci trasporta nella Los Angeles del 1981, un microcosmo di ricchezza sfrenata, feste esclusive e giovani rampolli di famiglie altolocate. Al centro della scena c'è Bret (Igby Rigney), alter ego romanzato dello scrittore, che frequenta l'élite della Buckley School. Bret è un ragazzo dalle profonde insicurezze, che nasconde la propria omosessualità a un gruppo di amici composto dalla popolare Susan (Kaia Gerber), dalla sua ragazza Debbie (Hayes Warner) e dal carismatico Thom (Graham Campbell).
La loro esistenza dorata, fatta di eccessi e superficialità, viene sconvolta da due eventi simultanei: l'arrivo del misterioso nuovo studente Robert Mallory (Homer Gere), un ragazzo affascinante dal passato oscuro, e l'inizio di una serie di efferati omicidi commessi da un serial killer soprannominato "Il Pescatore" che sembra prendere di mira i giovani della città.
L’intera narrazione è filtrata attraverso lo sguardo paranoico e ossessivo di Bret, che diventa il principale sospettoso nei confronti di Robert. Come spesso accade nell'universo di Ellis, il confine tra realtà e percezione si fa labile, gettando lo spettatore in un'ambiguità costante sulla reale natura dei fatti e sull'attendibilità del narratore. Il clima di terrore e sospetto diventa una potente metafora di un'epoca, quella dei primi anni Ottanta, che stava per essere sconvolta dall'epidemia di AIDS, un tema che Murphy ha esplicitamente voluto esplorare come subtext della storia.
La serie, in questo senso, non è solo un thriller, ma un racconto sulla perdita dell'innocenza, sull'identità nascosta e sul desiderio in un mondo che appare perfetto ma è marcio all'interno.
Un cast generazionale e le prime reazioni della critica
Ryan Murphy ha riunito per The Shards un cast che mescola giovani talenti emergenti e volti noti, suscitando da subito l’attenzione per le origini di alcuni dei suoi protagonisti. Kaia Gerber, figlia della supermodella Cindy Crawford, interpreta la popolare Susan, mentre Homer Gere, figlio di Richard Gere, dà volto all'ambiguo Robert Mallory, creando un curioso parallelismo con la storia d'amore che unì i loro genitori negli anni Novanta. A completare il gruppo dei ragazzi ci sono la cantante Hayes Warner e l'attore Graham Campbell.
Il cast adulto vanta interpreti di calibro come Wes Bentley (Yellowstone) e Evan Rachel Wood (Westworld), che danno vita al cinico mondo dei genitori.
Le prime reazioni della critica internazionale sono state contrastanti. Se da un lato si riconosce la straordinaria cura nella ricostruzione dell'epoca, con una colonna sonora curata da Troye Sivan e un'ambientazione visivamente sontuosa, dall'altro si lamenta una certa piattezza narrativa. Alcuni recensori hanno sottolineato come, nonostante il potenziale del materiale di partenza e la firma di Murphy, la serie faticasse a mantenere l'interesse, risultando “sorprendentemente noiosa” per un prodotto che prometteva eccessi e provocazione.
Sul sito di aggregazione Rotten Tomatoes, la serie ha ottenuto un punteggio del 52%, un risultato che, sebbene non disastroso, evidenzia come l'incontro tra due narratori provocatori non abbia completamente convinto. La serie è descritta come un affare “noioso” nonostante l'attrattiva edonistica, un giudizio che pone The Shards in una posizione ambivalente, lontana dagli slanci massimalisti che ci si aspetterebbe da un sodalizio simile.
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