Oggi pochi medici, domani troppi: i numeri di una crisi annunciata

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La sanità italiana si trova oggi a fronteggiare una doppia sfida, che rischia di trasformarsi in un paradosso difficile da gestire. Da un lato, fino al 2027, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) dovrà fare i conti con una carenza di medici stimata tra le 20.000 e le 25.000 unità, un vuoto che già oggi mette a dura prova ospedali e strutture pubbliche. Dall’altro, entro il 2032, si prevede un’inversione di tendenza che potrebbe portare a un esubero di circa 60.000 camici bianchi, molti dei quali rischiano di rimanere senza opportunità lavorative nel settore pubblico.

Questa proiezione, emersa da uno studio condotto da ANAAO-ASSOMED, il sindacato che rappresenta medici e dirigenti sanitari, dipende da due fattori principali: il crollo delle uscite per pensionamento, che negli ultimi anni ha rallentato il ricambio generazionale, e l’esplosione del numero di laureati in medicina, che presto potrebbe saturare il mercato. Un fenomeno che, se non gestito con attenzione, rischia di creare una pletora di professionisti costretti a cercare fortuna altrove, magari nel privato o all’estero.

La situazione attuale, però, è ben diversa. Il SSN, un tempo considerato un traguardo ambito per chi intraprendeva la carriera medica, oggi è visto sempre più come una “gabbia” che limita le prospettive di crescita e peggiora la qualità della vita. Lo studio di ANAAO-ASSOMED sottolinea come molti medici, soprattutto i più giovani, considerino il pubblico solo un punto di partenza, un trampolino verso altre opportunità più remunerative e gratificanti. Questo spiega, almeno in parte, la “grande fuga” di professionisti dal sistema sanitario nazionale, un esodo che lascia ospedali e ambulatori sempre più sotto pressione.

A complicare ulteriormente il quadro c’è il deterioramento della relazione medico-paziente, un legame già messo a dura prova dalla pandemia di Covid-19. Un’indagine condotta in Lombardia dall’Anaao su un campione di 1.369 medici ha rivelato che il 49% di loro ritiene che l’immagine pubblica del medico sia peggiorata negli ultimi anni. Non solo: il 53% degli intervistati ha dichiarato di voler abbandonare la professione, un dato che riflette un malessere diffuso tra chi opera nel settore.

Se oggi il problema è la carenza di medici, domani potrebbe essere l’eccesso. Tra il 2027 e il 2032, il numero di laureati in medicina supererà di gran lunga le necessità del sistema sanitario pubblico, creando un surplus che potrebbe raggiungere le 60.000 unità. Molti di questi professionisti, privi di opportunità nel pubblico, saranno costretti a rivolgersi al settore privato o a cercare lavoro all’estero, alimentando un fenomeno di “fuga di cervelli” che già oggi preoccupa gli addetti ai lavori.

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