Pronto soccorso in Puglia, la crisi annunciata: influenza e carenze mettono in ginocchio l'emergenza
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Redazione Salute
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L'ondata influenzale, che raggiunge proprio in questi giorni il suo culmine, non fa che riversare sui pronto soccorso pugliesi un numero di pazienti che il sistema, già provato, stenta a gestire. Una situazione critica, quella che medici e infermieri si trovano ad affrontare nei reparti di emergenza, che non costituisce una sorpresa ma piuttosto l'esito di una crisi ampiamente prevista e mai affrontata con soluzioni organiche e di lungo respiro. Già nel mese di dicembre, infatti, i sindacati dei medici di medicina generale avevano lanciato un monito chiaro, paventando il rischio concreto di un collasso dovuto alla concomitanza del picco epidemico stagionale con le gravi carenze di organico nei servizi fondamentali di prima assistenza.
Il nodo irrisolto del personale e dei contratti
La debolezza strutturale, che affonda le sue radici in una cronica mancanza di medici e infermieri, diventa ancor più evidente se si osservano da vicino i servizi di emergenza territoriale. Il 118, pilastro dell'intervento extraospedaliero, viene descritto dai suoi stessi operatori come un sistema che "regge ancora solo grazie al senso di responsabilità di chi è rimasto", un'espressione che la dice lunga sulle condizioni di lavoro e sulla carenza di tutele contrattuali. Si tratta, come sottolineano gli addetti ai lavori, di una questione prima di tutto numerica e normativa, una fragilità sistemica che si trascina da tempo e che, dopo le recenti elezioni politiche, potrebbe mostrare tutta la sua pericolosità senza più alcun argine.
I numeri dell'emergenza negli ospedali
Negli ultimi giorni delle festività natalizie, la pressione si è materializzata in numeri concreti e preoccupanti: a Bari, ad esempio, gli accessi al pronto soccorso hanno toccato la media di duecento persone ogni ventiquattr'ore, un dato significativamente superiore alla norma. A incrementare il carico di lavoro, oltre alle tradizionali urgenze medico-chirurgiche, si è aggiunta una massa consistente di pazienti colpiti dalle sindromi influenzali, molti dei quali, stando a quanto riferito dal personale sanitario, non si erano sottoposti alla profilassi vaccinale. Alla situazione epidemiologica si è sommata, in alcune zone a forte richiamo turistico, la presenza di visitatori che hanno ulteriormente gravato sui servizi.
Le contromisure straordinarie per evitare il collasso
Di fronte a un afflusso che in alcuni grandi ospedali, come il Policlinico di Bari, ha sfiorato i trecento accessi giornalieri, le direzioni sanitarie hanno dovuto attivare piani di contenimento straordinari. La strategia adottata, per cercare di "svuotare" i reparti di emergenza e garantire comunque le cure necessarie, è stata quella di dirottare i ricoveri obbligati verso qualsiasi altro reparto dell'ospedale che disponesse di posti letto liberi, bypassando le consuete procedure di accettazione. Una misura eccezionale, questa, che testimonia la gravità della situazione e lo sforzo di mantenere in funzione un sistema sanitario regionale posto sotto uno stress eccessivo.




