Pronto soccorso italiani al collasso, tra influenza e attese infinite
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Redazione Salute
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Un aumento significativo degli accessi, con un particolare peso di pazienti fragili, sta mettendo in ginocchio i servizi di emergenza-urgenza in tutta Italia. Questo picco, legato alla stagione influenzale, ha acuito il fenomeno del "boarding", ovvero la permanenza forzata in barella di coloro che, pur avendo necessità di ricovero, attendono un posto letto. Una media di trentuno ore, denunciano i medici specializzati, è il tempo che si può trascorrere in queste condizioni, un dato giudicato inaccettabile. "Non è accettabile – ha affermato Alessandro Riccardi, presidente della Simeu – che le carenze del territorio e quelle dell'ospedale ricadano unicamente sul servizio di emergenza-urgenza". La critica, netta, punta il dito contro un sistema che scarica sui reparti di primo intervento le conseguenze di problematiche strutturali più ampie, a monte e a valle del passaggio in pronto soccorso.
L'esperimento dei Flu Point e il caso siciliano
Per tentare di arginare l'ondata e non sovraccaricare ulteriormente i reparti, alcune strutture hanno adottato misure organizzative specifiche. All'ospedale Annunziata di Cosenza, ad esempio, è stato attivato un "Flu Point", un ambulatorio dedicato alla gestione dei casi influenzali che opera in una zona logisticamente separata dal pronto soccorso principale. L'obiettivo è chiaro: smistare una parte della domanda, cercando di preservare l'efficienza del dipartimento d'emergenza per le urgenze più gravi. Tuttavia, in altre regioni la situazione appare drammaticamente tesa, come dimostrano i numeri rilevati in Sicilia in un pomeriggio recente, dove il monitoraggio in tempo reale – per quanto parziale, dato che non tutti gli ospedali lo utilizzano – ha fotografato oltre quattrocento persone in attesa complessivamente nei vari presidi.
I numeri che raccontano l'emergenza nell'isola
La fotografia scattata dai portali web dedicati disegna un quadro a macchia di leopardo, ma con punte di forte criticità. Agli ospedali agrigentini, ad esempio, risultavano in attesa centoquarantuno persone, mentre a Ragusa i pazienti in lista erano quarantacinque. Numeri importanti si registravano anche a Palermo, con ventotto persone al Civico e diciotto al Policlinico, e a Messina, dove al Policlinico Gaetano Martino attendevano trenta pazienti. A Catania, nei due presidi del Policlinico San Marco-Rodolico, le persone in attesa erano ventisette. Questi dati, che si riferiscono a tutti i codici colore di accesso, confermano una pressione straordinaria sui servizi, con incrementi degli accessi stimati fino al trenta per cento in alcune strutture, come l'ospedale Cannizzaro di Catania, finito al centro dell'emergenza.
La crisi come sintomo di disfunzioni croniche
L'impennata influenzale, dunque, agisce da detonatore per una situazione già precaria, portando alla luce le crepe di un sistema che fatica a reggere la domanda. Lo stazionamento prolungato in pronto soccorso non è solo una questione di comfort per il paziente, ma rappresenta un indicatore clinico e organizzativo di grave disfunzione, che ritarda le cure appropriate e congestiona i reparti di ingresso. La denuncia dei professionisti del settore trascende la contingenza stagionale, indicando piuttosto un malessere endemico: la medicina d'urgenza, per come è strutturata, si trova a fare da collettore per criticità che nascono altrove, dalla carenza di servizi sul territorio alla cronica mancanza di posti letto per la degenza ordinaria.




