Influenza al picco, pronto soccorso italiani al collasso: la fotografia da nord a sud
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
L'ondata influenzale, che ha già posto la Sardegna tra le regioni più colpite della penisola, sta raggiungendo il suo apice, secondo quanto riferito dai direttori dei dipartimenti di emergenza, i quali registrano un incremento deciso dei casi che si somma a una carenza strutturale di posti letto. Paolo Pinna Parpaglia, direttore del pronto soccorso Obi e della Medicina d'urgenza dell'Aou di Sassari, ha espresso una valutazione cauta ma allarmante, sottolineando come l'aumento degli accessi stia portando a una situazione di emergenza diffusa, con molti pazienti costretti a lunghe attese in barella in attesa di un ricovero. Questa condizione, del resto, non è un'eccezione isolata ma rappresenta piuttosto la regola in un sistema che fatica a rispondere alla pressione stagionale.
Il dato nazionale e la denuncia dei medici
La criticità, infatti, si estende a macchia d'olio lungo tutta la penisola, come ha evidenziato Alessandro Riccardi, presidente della Società italiana di medicina emergenza-urgenza, il quale ha parlato di un "aumento importante" degli accessi, specialmente tra i pazienti più fragili. Riccardi ha puntato il dito contro il peggioramento del cosiddetto "boarding", ossia la permanenza forzata nei corridoi, denunciando come le carenze dell'intera rete sanitaria ricadano in maniera inaccettabile sui servizi di emergenza. A ciò si aggiunge un dato emblematico: il tempo medio di attesa per un posto letto, secondo le stime dei professionisti del settore, raggiungerebbe infatti le 31 ore, una soglia che descrive un sistema al limite della sostenibilità.
La situazione nelle regioni del sud
Una fotografia ancor più nitida della pressione in atto arriva dalla Sicilia, dove, in un pomeriggio recente, i dati aggregati dai portali dedicati segnalavano oltre quattrocento persone in attesa nei vari pronto soccorso dell'isola. I numeri, sebbene parziali perché non tutti gli ospedali adottano sistemi di monitoraggio in tempo reale, dipingono un quadro di affollamento generalizzato: si andava dalle 141 persone negli ospedali agrigentini alle 45 in quelli ragusani, passando per diverse decine di attese nelle strutture di Palermo, Catania e Messina. Analogamente, in Calabria, l'influenza stagionale ha prodotto centinaia di accessi nei giorni del passaggio d'anno, con picchi come i quasi seicento accessi in quarantotto ore registrati a Cosenza, che hanno generato circa cinquanta ricoveri, e situazioni simili a Reggio Calabria e Catanzaro.
Le cause strutturali di un'emergenza annunciata
Questo picco epidemico, seppur atteso nel ciclo stagionale, agisce da detonatore per problemi ben più radicati, i quali affondano le proprie origini nella cronica carenza di personale e di letti di degenza, nonché nella difficoltà dei servizi territoriali nell'assorbire una parte della domanda. Il risultato è che i reparti di emergenza-urgenza si trasformano in un rifugio obbligato, sovraccaricandosi di funzioni che non gli competerebbero e dilatando i tempi di attesa oltre ogni ragionevole limite operativo. La sommatoria di questi fattori, unita alla circolazione virale particolarmente intensa, sta quindi mettendo a nudo le fragilità di un comparto che opera ormai da anni in condizioni di costante tensione.




