Influenza, ospedali al collasso: il picco stagionale mette in crisi il sistema

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il virus influenzale, quest'anno caratterizzato dalla variante K del ceppo A(H3N2) segnalata come nettamente prevalente, ha ormai raggiunto il suo apice stagionale, scatenando una pressione insostenibile sulle strutture sanitarie di numerose regioni. Gli accessi ai pronto soccorso, infatti, hanno registrato incrementi esponenziali, saturando i reparti, allungando in maniera preoccupante i tempi di attesa e costringendo i pazienti a sostare per ore, se non per giorni, sulle barelle nei corridoi in attesa di un ricovero. La situazione, che si ripete con una ciclicità ormai sconcertante, evidenzia una fragilità endemica del sistema, la cui tenuta viene messa a dura prova ogni inverno dall'ondata di casi, senza che interventi strutturali profondi siano stati attuati per scongiurare questa "emergenza annunciata".

La crisi nel Sud Italia

In Sicilia, dove gli indici di sovraffollamento hanno superato ampiamente le soglie di sicurezza in diversi nosocomi, la criticità appare particolarmente acuta. A Caltanissetta, per fare un esempio, gli accessi al pronto soccorso sono aumentati del duecento per cento rispetto agli anni precedenti, con il reparto di Pneumologia costretto a ospitare venti degenti contro i dodici previsti dalla dotazione standard. Una situazione analoga si registra a San Severo, in Puglia, dove il pronto soccorso dell'ospedale Masselli-Mascia ha vissuto momenti di sovraffollamento e una drastica riduzione di posti letto disponibili a causa del massiccio afflusso di persone colpite dai sintomi influenzali.

Il modello sotto accusa

Se da un lato la campagna vaccinale sta contenendo gli effetti più gravi tra i bambini, dall'altro l'impatto sulle fasce più anziane della popolazione rimane significativo, con un aumento delle polmoniti che contribuisce ad aggravare il carico sui reparti. La risposta del sistema, per come è strutturato, appare dunque del tutto inadeguata a gestire picchi prevedibili, finendo per riversare l'intero peso della crisi sulle strutture ospedaliere e sul personale sanitario, il quale si trova a operare in condizioni di stress estremo. Il fenomeno del "boarding", ovvero la permanenza forzata dei pazienti in pronto soccorso in attesa di un posto letto in reparto, rappresenta la cartina al tornasole di un meccanismo che, in periodi di alta domanda, mostra tutte le sue crepe.

La necessità di una svolta

La crisi in atto, pertanto, non può essere liquidata come una semplice conseguenza del picco influenzale, ma va interpretata come il sintomo di un malessere più profondo. L'assenza di una riforma organica della rete dell'emergenza-urgenza e della medicina territoriale, la cui carenza spinge inevitabilmente i cittadini verso gli ospedali, rende ciclica e irrisolta un'emergenza che, pur essendo ampiamente prevista, continua a colpire con forza il servizio sanitario nel suo insieme. Senza un ripensamento complessivo del modello, che preveda potenziamenti strutturali e organizzativi, il rischio è di assistere inermi al ripetersi di scenari identici anche nelle stagioni invernali a venire.

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