Il picco influenzale mette in crisi il sistema sanitario, in Sicilia pronto soccorso al collasso

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Ogni inverno, nonostante sia un'emergenza annunciata, la stagione influenzale arriva a scuotere il sistema sanitario nazionale, che si trova a fare i conti con reparti saturi e strutture al limite della capienza. Il picco stagionale, raggiunto in queste settimane, ha prodotto un impatto particolarmente pesante, con accessi ai pronto soccorso che in molte regioni hanno registrato incrementi vertiginosi rispetto ai mesi precedenti. La situazione, complicata dalla circolazione di più virus respiratori, ha portato a tempi di attesa sempre più lunghi e a un affollamento delle aree di emergenza, dove molti pazienti, soprattutto anziani, attendono un ricovero sulle barelle. Se da un lato la campagna vaccinale ha protetto efficacemente i bambini, dall'altro la mancanza di riforme strutturali profonde fa sì che il peso maggiore ricada, in modo ciclico, sugli ospedali.

L'emergenza strutturale negli ospedali siciliani

In Sicilia, dove l'ondata influenzale ha coinciso con il periodo delle festività, la pressione sulle strutture è diventata insostenibile. A Caltanissetta, ad esempio, il pronto soccorso è da giorni in affanno, registrando un numero di accessi cresciuto di oltre il 200% rispetto agli anni passati. La situazione nei reparti non è migliore: quello di Pneumologia, come ha spiegato il primario Nicola Ciancio, ospita attualmente venti pazienti contro una dotazione standard di dodici posti letto. Coloro che sono in sovrannumero vengono di conseguenza distribuiti in altri reparti, generando un effetto a catena che satura l'intera struttura ospedaliera. Barelle allineate nei corridoi e sale d'attesa strapiene sono diventate, purtroppo, l'immagine quotidiana di diversi presidi nell'isola.

La risposta a livello regionale e la richiesta di aiuto

Di fronte a uno scenario così critico, alcuni reparti hanno dovuto chiedere supporto ai "vicini", cercando di alleggerire il carico attraverso una redistribuzione dei pazienti. La circolazione virale intensa, infatti, non ha risparmiato neppure altre zone della regione, mettendo in ginocchio interi dipartimenti di emergenza. L'allarme, lanciato da diverse strutture, evidenzia una fragilità che appare ormai strutturale, incapace di assorbire lo shock stagionale senza ricorrere a misure straordinarie. L'incremento dei casi di polmonite tra gli anziani, in particolare, richiede cure prolungate e contribuisce a ridurre ulteriormente la disponibilità di posti letto.

La situazione nel nord Italia e la tenuta del sistema

Anche al nord, seppur con numeri differenti, il picco influenzale ha richiesto uno sforzo notevole alle strutture sanitarie. In Lombardia, ad esempio, i pronto soccorso dell'Asst della Val Camonica sono stati sottoposti a forte pressione durante le feste. Nei primi giorni di gennaio, tra gli ospedali di Esine ed Edolo, sono state ricoverate sei persone per gravi sindromi respiratorie, su un totale di venticinque pazienti ricoverati nello stesso periodo, di cui uno addirittura in terapia intensiva. Questi dati, sebbene non mostrino un collasso come in alcune realtà del sud, illustrano comunque la diffusa criticità che investe il paese, confermando come il sistema regga solo grazie a uno sforzo straordinario del personale sanitario, chiamato a gestire carichi di lavoro eccezionali.

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