Pronto soccorso in tilt, la Sicilia al limite durante il picco influenzale
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Redazione Salute
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Un assalto continuo, numeri che crescono di ora in ora, corsie che faticano a reggere l'urto e indici di sovraffollamento che, come accaduto ieri sera a Palermo, toccano punte del 375%. La pressione sui reparti di emergenza siciliani, presi d'assalto nelle ultime settimane da quella che viene definita influenza K, non accenna a diminuire, configurando uno scenario di criticità endemica che il picco stagionale ha portato al suo apice. Si tratta di una congestione tale per cui, in molti casi, i pazienti sono costretti a stazionare per ore sulle barelle in attesa che si liberi un posto letto in reparto, mentre il sistema del 118 registra un'attività superlativa. A pesare, oltre al volume degli accessi, è la durata particolarmente prolungata dei sintomi, che in molti casi si protraggono ben oltre i venti giorni, rallentando ulteriormente la possibilità di smaltire i casi e alleggerire i reparti.
Il dato allarmante sull'aumento della mortalità
A rendere ancor più cupo il quadro, che vede in difficoltà strutture come il Buccheri La Ferla di Palermo o il Cimino di Termini Imerese, giunge un dato inquietante emerso da un report commissionato dalla Regione a un pool di esperti. Secondo lo studio, nei pronto soccorso dell'Isola i decessi registrati, rispetto al periodo precedente la pandemia, sarebbero aumentati in una percentuale che oscilla tra il duecento e il trecento per cento. Un incremento che, come sottolineano le analisi, non è ascrivibile a un calo della qualità dell'assistenza né a un arretramento delle competenze cliniche, fattori questi che anzi sarebbero migliorati. Il fenomeno, piuttosto, si inserisce in un contesto di collasso strutturale, dove la mole di accessi e l'impossibilità di gestirli in tempi rapidi diventano variabili decisive.
Il contesto nazionale e le altre patologie respiratorie
Se la Sicilia mostra numeri da codice rosso, la situazione non è radicalmente diversa in altre regioni, da Nord a Sud, dove i pronto soccorso risultano intasati in questo periodo che coincide con i giorni più impegnativi della stagione. Il picco influenzale, raggiunto proprio in queste settimane, porta con sé un incremento degli accessi per polmonite, mentre si osservano segnali di riduzione per le bronchioliti da virus sinciziale, un trend positivo che viene attribuito all'efficacia delle campagne vaccinali rivolte ai più piccoli. Resta il fatto che il sistema sanitario nel suo complesso è sottoposto a uno stress notevole, faticando non poco a smaltire il carico di pazienti che affluiscono negli ospedali.
Una crisi che ha radici strutturali
L'emergenza, dunque, sebbene esasperata dal ciclico arrivo dell'influenza, non può essere considerata un episodio contingente. I numeri sulla mortalità, che parlano di un aumento così significativo, indicano una fragilità di sistema che periodi di pressione estrema come l'attuale rendono palese e drammaticamente misurabile. Le sale d'attesa e i corridoi stracolmi, la carenza di posti letto per il ricovero, l'attesa interminabile sulle barelle sono il sintomo visibile di un meccanismo che, in condizioni di carico ordinario, riesce a funzionare, ma che sotto la spinta di un'ondata come quella in corso mostra tutta la sua inadeguatezza. Una situazione che, al di là dei numeri giornalieri sugli accessi, lascia un segno profondo e richiederebbe un'analisi altrettanto profonda delle sue cause.




