In Puglia il picco influenzale mette in crisi i pronto soccorso, attese di ore
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Redazione Salute
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L'annunciato picco dell'influenza, giunto al termine delle festività, sta esercitando una pressione insostenibile sui dipartimenti di emergenza della Puglia, i quali – specie quelli dei principali presidi ospedalieri – registrano ormai da giorni un afflusso di pazienti che ne ha saturato la capacità operativa. I dati, aggiornati in tempo reale dal portale regionale Puglia Salute, delineano una situazione critica e generalizzata: nelle ultime otto ore, centinaia di persone si sono riversate nelle strutture, costrette ad attendere, per quelle con codici di minore urgenza, anche diverse ore prima di ricevere le prime cure. Persino per i codici rossi, i più gravi, i tempi di attesa non sono omogenei e, in qualche caso, raggiungono soglie allarmanti, come al pronto soccorso dell'ospedale Santissima Annunziata di Taranto, dove le stime superano le due ore.
La fotografia regionale, tra criticità e differenze territoriali
Il quadro che emerge, seppur uniformemente teso, presenta delle differenze significative da provincia a provincia, le quali – è bene sottolinearlo – dipendono dalla variabile capacità di risposta dei singoli nosocomi e dall'entità locale del contagio virale. Nel barese, ad esempio, gli accessi sono tra i più numerosi, con il pronto soccorso del Policlinico che, stando a quanto riportato, arriva a gestire una media giornaliera di oltre duecentocinquanta pazienti; un dato, questo, che da solo sintetizza la portata dell'emergenza in atto. Altrove, la situazione non è migliore, con reparti affollati e personale medico e infermieristico chiamato a turni estenuanti per far fronte a una domanda di assistenza che, in questo periodo, supera di gran lunga l'offerta disponibile.
Gli effetti sul sistema: posti letto esauriti e tempi di risposta dilatati
La conseguenza più immediata e visibile di questo sovraffollamento, al di là delle lunghe attese in sala d'aspetto, è il collasso della disponibilità di posti letto ordinari e di osservazione breve, i quali risultano esauriti in moltissime strutture. Questo genera un effetto a catena, rallentando le procedure di smistamento e di ricovero, e costringendo i sanitari a operare in condizioni di costante stress operativo. La carenza di posti, del resto, non è un fenomeno nuovo ma, in questa fase acuta, assume contorni particolarmente problematici, impedendo di fatto di liberare tempestivamente i box del pronto soccorso per i nuovi arrivati e allungando a dismisura i tempi di permanenza complessiva all'interno dei dipartimenti d'emergenza.
Il peso dell'ondata stagionale e la gestione dell'emergenza
L'ondata influenzale, che rientra tra le cause principali di questo affollamento, si è rivelata particolarmente aggressiva e diffusa, complicando non poco la già difficile gestione del post-emergenza pandemico. Le strutture, alcune delle quali ancora provate dalla precedente crisi sanitaria, si trovano dunque a dover fronteggiare un picco prevedibile ma di intensità tale da mettere in luce le fragilità strutturali del sistema, le quali – è evidente – emergono in tutta la loro problematicità proprio nei momenti di massima sollecitazione. La risposta, in assenza di risorse aggiuntive immediate, si limita pertanto a una gestione quotidiana dell'urgenza, con il personale in prima linea che cerca di contenere i danni e garantire, per quanto possibile, i livelli essenziali di assistenza.




