Van der Poel, il regno del ciclocross non conosce crisi
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Redazione Sport
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Non esiste, al momento, alcun argomento che possa contraddire la supremazia di Mathieu van der Poel nel mondo del ciclocross, un dominio che il campione olandese ha rinnovato, con la consueta impassibilità, anche nella Classica di Santo Stefano disputatasi sul tracciato fangoso di Gavere, in Belgio. La sua, infatti, è stata la quinta affermazione consecutiva in altrettante gare della stagione, la quarta nel circuito di Coppa del Mondo, ottenuta dopo un duello serrato che ha tenuto viva la competizione fino a metà percorso. L’olandese, che si è presentato al via con il peso del favoritismo e la maglia iridata di campione del mondo, ha infatti optato per una tattica attendista, controllando gli avversari senza forzare l’andatura, in attesa del momento giusto per lanciare l’attacco decisivo, il quale non avrebbe tardato ad arrivare.
L'errore che ha deciso la corsa
A tenere testa al fuoriclasse, in una riproposizione della storica rivalità tra Belgio e Paesi Bassi, è stato il giovane belga Thibau Nys, il quale ha impresso un ritmo insidioso sin dalle prime battute, dimostrando di poter insidiare il primato apparentemente inattaccabile di van der Poel. La sfida, condotta su un terreno tecnico e reso ancor più pesante dalle condizioni atmosferiche, è proseguita senza scarti significativi fino al settimo dei nove giri totali, quando un singolo errore di valutazione di Nys, una leggera esitazione in una delle molte asperità del percorso, ha spalancato una breccia. Van der Poel, la cui esperienza gli consente di capitalizzare anche il più piccolo cedimento altrui, non ha esitato: ha imbullonato una terrificante accelerazione, staccando di netto l’unico rivale rimastogli a fianco e involandosi verso una vittoria in solitaria, la sedicesima di fila nel massimo circuito, che ormai sembra una sua esclusiva proprietà.
La fredda analisi del dominatore
“Non mi aspettavo che Nys fosse così forte”, ha ammesso con schiettezza van der Poel dopo il traguardo, in una dichiarazione che sottolinea, se mai ce ne fosse bisogno, come nessuna vittoria possa essere data per scontata. “Ho fatto un giro a tutta ed è bastato”, ha aggiunto, sintetizzando con glaciale efficacia la dinamica della corsa e la propria impressionante capacità di alzare il ritmo quando serve. Senza quell’incidente di percorso, secondo la sua stessa ricostruzione, il duello si sarebbe probabilmente prolungato fino alla volata, ma la storia di questa disciplina, negli ultimi anni, è costellata di simili “se” che si infrangono contro il muro della sua implacabile concretezza in gara. Del resto, la classifica generale della Coppa del Mondo, dove il belga Laurens Sweeck mantiene una leadership di un solo punto proprio sul campione olandese, conferma che ogni distrazione può avere un costo.
Un panorama in attesa di nuovi assalti
Il ciclocross, dunque, continua a vivere nel segno di una competizione serrata per il secondo posto, mentre il vertice rimane saldamente occupato da un atleta che sembra aver perfezionato una formula imbattibile. Le gare, come già visto nel recente duello di Zolder, offrono comunque spettacolo e tensione, con i giovani talenti che provano ad erodere il margine del dominatore in carica. Questa costante pressione, tuttavia, non ha ancora scalfito la sua concentrazione, trasformando ogni appuntamento in una lezione di ciclismo fuoristrada, dove la potenza, l’abilità tecnica e l’acume tattico si fondono in un mix letale per ogni avversario. Il campionato del mondo, evento che corona la stagione, si prospetta come il banco di prova definitivo per chiunque voglia provare a interrompere una striscia di successi che sta riscrivendo la storia della specialità.




