Mps, il terzo polo di Tortora rilancia Lovaglio e apre la sfida in assemblea
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Redazione Economia
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Nel panorama già frammentato del risiko che precede il rinnovo del consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, si inserisce con forza un nuovo attore destinato a ridefinire gli equilibri di potere in vista dell’assemblea del 15 aprile. Plt Holding, veicolo riconducibile alla famiglia Tortora, che si presenta sul capitale con una partecipazione superiore all’1,2%, ha depositato una lista di dodici candidati che si configura come una vera e propria lista di maggioranza, proponendo la riconferma dell’attuale amministratore delegato Luigi Lovaglio alla guida operativa dell’istituto senese e l’ex numero uno di Unicredit, Cesare Bisoni, per la presidenza. La mossa, che arriva dopo che il consiglio uscente aveva invece escluso Lovaglio dalla rosa dei candidati per il prossimo triennio, rappresenta un tentativo di disinnescare le tensioni interne al vertice, proponendo una governance capace di garantire continuità sul piano industriale già tracciato dal management.
La lista, depositata ufficialmente nei giorni scorsi, è composta da un mix di figure con esperienze trasversali, a testimonianza della volontà della holding di non limitarsi al perimetro bancario tradizionale. Tra i nomi spiccano Flavia Mazzarella, Livia Amidani Alberti, Massimo Di Carlo – ex dirigente con un passato in Mediobanca – e Carlo Corradini, già consigliere delegato di Banca Imi, insieme a Patrizia Albano, Paola Leoni Borali, Andrea Cuomo e altri professionisti. L’obiettivo dichiarato da Pierluigi Tortora, presidente di Plt Holding, è quello di raccogliere il consenso necessario non solo per eleggere i propri rappresentanti, ma per assicurare la piena realizzazione del progetto trasformativo che vede nell’integrazione con Mediobanca il suo perno strategico. Tortora ha sottolineato come l’iniziativa miri a fornire “stabilità nella leadership”, un elemento considerato cruciale per accelerare la traiettoria di crescita dopo le operazioni di ristrutturazione che hanno caratterizzato gli ultimi anni.
Le fibrillazioni nel board e la reazione del mercato
Mentre la famiglia Tortora raccoglie la sfida elettorale, l’atmosfera all’interno dell’attuale consiglio di amministrazione si fa rovente, con i riflettori puntati sulle prossime mosse di Palazzo Salimbeni. Secondo quanto emerso, il consiglio si riunirebbe per valutare misure estreme nei confronti di Lovaglio, incluso il possibile ritiro delle deleghe operative, un tentativo evidente di limitare la sua capacità di condurre una campagna elettorale da amministratore delegato in carica. Questa ipotesi, definita da alcuni commentatori come un “strappo” alle regole di governance, riflette una fase di profonda incertezza: se da un lato la lista di Plt Holding cerca di legittimare la continuità, dall’altro l’attuale vertice sembra orientato a una cesura netta, aprendo uno scenario di confronto aspro che potrebbe trovare il suo apice proprio nell’assemblea di metà aprile.
Le ripercussioni di questo braccio di ferro non hanno tardato a manifestarsi sui mercati finanziari. Il Titolo Mps ha accusato un deciso ribasso in Piazza Affari, subendo la doppia pressione delle turbolenze geopolitiche legate al conflitto in Iran e, più specificamente, delle incertezze legate alla governance. Per gli analisti, la presentazione di una terza lista introduce un elemento di complessità non trascurabile nel breve periodo, rendendo ancora più intricato il quadro delle alleanze tra i grandi azionisti. Il voto si preannuncia come un vero e proprio test di forza, dove il sostegno di fondi e investitori istituzionali – attesi a fornire indicazioni di voto nelle prossime settimane – sarà determinante per l’esito finale, soprattutto alla luce delle posizioni divergenti tra i principali azionisti di riferimento.
Il mosaico degli azionisti e il ruolo delle istituzioni
Lo scenario assembleare si compone di equilibri complessi, dove la capacità di attrarre i voti del capitale fluttuante diventa cruciale. Con la lista del consiglio uscente che gode del supporto dichiarato di Francesco Gaetano Caltagirone (circa l’11,5%), e dall’altra parte l’iniziativa di Tortora che cerca di catalizzare il consenso di altri soci come l’imprenditore Giorgio Girondi, accreditato di una quota intorno al 3%, il campo appare diviso. La posizione di Delfin, primo azionista con il 17,5%, e del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), che detiene circa il 4,9%, sembra orientata al momento verso l’astensione o la non partecipazione al voto, lasciando così un vuoto che i fondi internazionali e i proxy advisor saranno chiamati a riempire.
Sullo sfondo di questa contesa, si staglia anche l’ombra di un’inchiesta giudiziaria in cui risulta indagato lo stesso Lovaglio, un elemento che potrebbe condizionare le scelte degli investitori più prudenti. Pierluigi Tortora, nel tentativo di blindare la propria lista, ha tenuto a precisare di non aver avuto contatti né con Vittorio Grilli, presidente di Mediobanca, né con altri grandi azionisti, rivendicando l’autonomia di una scelta volta esclusivamente alla valorizzazione dell’istituto. Resta da vedere, in un clima di crescente tensione e con le regole della Legge Capitali che favoriscono chi ottiene il maggior numero di preferenze, se questa terza lista riuscirà a scardinare le opposizioni interne o se, invece, la frammentazione del consiglio porterà a un nuovo assetto di governance più complesso e difficile da gestire per la banca più antica del mondo.




