Lovaglio: il valore di Mps supera i 30 miliardi. Nel risiko banche è sfida a Mediobanca
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Redazione Economia
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L’amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, intervenendo sabato alla rassegna "La Terrazza" di Panorama a San Casciano dei Bagni, ha sostenuto che il valore potenziale dell’istituto senese supera ampiamente le attuali valutazioni di Borsa, arrivando a indicare una soglia superiore ai 30 miliardi di euro.
Un’affermazione che arriva a pochi giorni dalla conclusione dell’offerta pubblica di scambio di Mps su Mediobanca e che rappresenta un ulteriore tassello della strategia con cui il gruppo sta cercando di rafforzare la propria posizione nel consolidamento del sistema bancario italiano.
La valutazione del brand e il peso della rete
Lovaglio ha voluto sottolineare come il valore del brand e la capillarità della rete distributiva rappresentino asset spesso sottovalutati dagli analisti, i quali tenderebbero a concentrarsi esclusivamente sui dati patrimoniali immediati. Secondo il manager, la forza commerciale e il radicamento territoriale di Mps, elementi che hanno permesso alla banca di mantenere una relazione profonda con il tessuto produttivo e con le famiglie italiane, costituirebbero un patrimonio immateriale di straordinaria rilevanza, capace di generare valore nel medio-lungo periodo.
È evidente, pertanto, che la valutazione di mercato attuale non rifletterebbe appieno il potenziale di sviluppo legato a sinergie e a una gestione ottimale degli attivi, in un’ottica di crescita sostenibile e di integrazione con altre realtà.
La partita del risiko e le offerte su Mps
Il contesto in cui si inseriscono le dichiarazioni di Lovaglio è quello di una fase di intensa attività sul fronte delle aggregazioni bancarie. La partita del risiko, infatti, è a una svolta decisiva: i termini dell’Opas di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi, valutata 30,6 miliardi di euro, saranno esaminati il 16 luglio dal consiglio di amministrazione dell’istituto senese, chiamato a valutare anche l’alternativa prospettata da Banco Bpm.
A un mese dall’annuncio dell’operazione, l’ad di Intesa, Carlo Messina, sta conducendo le sue valutazioni, mentre cresce l’attenzione su quale sarà la risposta del board di Siena. Sull’operazione si è espresso anche il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, secondo il quale l’offerta di Intesa «ha un grande razionale industriale e un ottimo apporto finanziario per gli investitori»: un endorsement che lascia intendere come il fronte assicurativo, con le sue partecipazioni, possa giocare un ruolo chiave negli equilibri di potere.
Secondo Cimbri, si tratta di un’operazione di mercato il cui esito dipenderà esclusivamente dagli investitori: «Se al mercato piace andrà in porto, se non piace ce ne saranno altre».
Il ruolo di Mediobanca e le prossime scadenze
Non si tratta solo di valutazioni teoriche, perché l’operazione si inserisce in un quadro di scadenze ravvicinate. Oggi si riunirà il cda di Banco Bpm, che farà il punto sulla proposta di aggregazione inoltrata a Monte Paschi lo scorso 6 giugno, e per il ceo Giuseppe Castagna sarà anche l’occasione per un’informativa ai consiglieri sul Crédit Agricole che, un mese fa, ha incrementato la propria partecipazione al 29,3% del capitale dell’ex popolare milanese.
La partita, dunque, si gioca su più tavoli, e la dichiarazione di Lovaglio su un valore di Mps superiore ai 30 miliardi appare come un tentativo di riposizionare le carte in un gioco che vede contrapposti interessi diversi. La strategia di Mps, insomma, passa anche attraverso la capacità di comunicare al mercato un valore percepito più elevato di quello scontato dai numeri di Borsa, nella speranza che questo possa influenzare le decisioni degli azionisti e degli analisti.




