Modello Redditi SC, SP e PF 2026, al via la stagione della dichiarazione dei redditi tra novità Irpef e scadenze imminenti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La macchina del fisco si è ormai messa in moto per la campagna dichiarativa del 2026, quella relativa ai redditi prodotti nell’arco del 2025, e i primi adempimenti per i sostituti d’imposta, si sa, scandiscono i tempi di avvio dell’intera procedura. Se per i contribuenti il termine ultimo per la presentazione del modello 730 e dei Redditi appare ancora lontano, fissato come consuetudine al 30 settembre, la scadenza del 16 marzo rappresenta uno snodo cruciale a monte del sistema, quello in cui datori di lavoro ed enti previdenziali devono trasmettere all’Agenzia delle Entrate la Certificazione Unica (CU). È sulla base di questi flussi informativi, che includono non solo i redditi corrisposti ma anche una serie di dati fiscali e contributivi, che l’amministrazione finanziaria potrà poi elaborare le dichiarazioni precompilate, mettendole a disposizione dei cittadini a partire dal 30 aprile prossimo. Un passaggio, questo della CU, che per l’anno in corso presenta alcune peculiarità operative, come l’esonero dall’invio per i contribuenti in regime forfettario, fatta eccezione per particolari categorie come i medici di base e i pediatri di libera scelta, per i quali resta invece l’obbligo di comunicazione.

Parallelamente all’invio delle certificazioni, l’Agenzia ha pubblicato i modelli ufficiali che andranno a comporre il puzzle dichiarativo di quest’anno. Per le società di persone e gli enti a esse equiparati, il provvedimento n. 72272/2026 ha dato il via libera al modello Redditi SP 2026, uno strumento che interessa una platea variegata di soggetti: dalle società semplici, in nome collettivo e in accomandita, fino alle associazioni professionali tra artisti e professionisti e ai gruppi europei di interesse economico (GEIE). Le novità non mancano, a partire dall’adeguamento alle regole del concordato preventivo biennale, che trova spazio nel quadro CP con nuovi campi dedicati alla quota di imponibile concordato per trasparenza, e dalla gestione delle perdite residue nel quadro della liquidazione ordinaria. Sul fronte delle plusvalenze, inoltre, il quadro RT registra l’introduzione della cosiddetta cripto-tax, con un’aliquota del 33 per cento che andrà a colpire le operazioni relative a valute virtuali, accanto alla tassazione del 26 per cento per i token e-money.

E venendo al modello 730, quello che per lavoratori dipendenti e pensionati rappresenta il principale veicolo di interlocuzione con il fisco, la struttura portante del sistema si conferma impostata su tre scaglioni Irpef: il 23 per cento per i redditi fino a 28mila euro, il 33 per cento per la fascia compresa tra 28mila e 50mila euro e il 43 per cento per chi supera questa soglia. Accanto alla conferma degli scaglioni, però, intervengono ritocchi significativi in materia di detrazioni, con un impatto diretto sul calcolo del netto in busta paga e sull’eventuale rimborso. Una delle modifiche di maggior rilievo riguarda i familiari a carico: non spettano più le detrazioni per i figli che abbiano superato i trenta anni di età, a meno che non ricorra una condizione di disabilità certificata, mentre per i figli tra i 21 e i 30 anni l’agevolazione viene comunque mantenuta. Sul fronte delle spese che danno diritto a uno sconto fiscale, si segnala l’innalzamento a 1.000 euro del limite massimo detraibile per le spese di frequenza scolastica, un piccolo sollievo per le famiglie con prole alle prese con i costi dell’istruzione.

Non sono da meno le novità che interessano i lavoratori dipendenti sul versante del welfare aziendale e del trattamento accessorio. La legge di bilancio ha infatti previsto, per i redditi complessivi non superiori a 20.000 euro, una somma esentasse che si sostanzia in un bonus parametrato al reddito da lavoro dipendente, con percentuali che variano dal 7,1 al 4,8 per cento. Per chi invece si colloca nella fascia tra i 20.000 e i 40.000 euro, fermo restando l’esclusione dei pensionati, scatta un’ulteriore detrazione dall’imposta lorda. Questi benefici, va detto, vengono riconosciuti in via automatica dai sostituti d’imposta in fase di erogazione della retribuzione, salvo poi essere sottoposti a verifica in sede di conguaglio. Per quanto riguarda gli interventi edilizi, la detrazione ordinaria per le spese di ristrutturazione e riqualificazione energetica sostenute nel 2025 è stata fissata al 36 per cento, una misura che sale al 50 per cento qualora gli interventi riguardino l’abitazione principale.

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