Scomparso a St. Moritz, la madre aumenta la ricompensa a 50mila euro: "Un referente diretto dalla Farnesina"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda di Luciano Capasso, il venticinquenne originario di Qualiano, nel Napoletano, di cui si sono perse le tracce da giovedì 16 febbraio tra le montagne che sovrastano St. Moritz, in Svizzera, si arricchisce di nuovi, drammatici dettagli, mentre l'angoscia della famiglia, già messa a dura prova da ore di silenzio e attesa, si trasforma in un'accorata richiesta di supporto istituzionale, un sostegno che, a loro avviso, finora non sarebbe stato adeguatamente garantito. Il giovane, che lavora come dipendente del rinomato Badrutt’s Palace Hotel nella nota località elvetica, aveva deciso di concedersi un'escursione in solitaria, una passione, quella per l'alpinismo, che coltivava da tempo e che lo aveva portato a scalare vette come il Monte Bianco, il Gran Paradiso e il Gran Sasso, forte anche di un passato da militare nel reparto Folgore, un'esperienza che, nelle speranze dei familiari, potrebbe avergli fornito gli strumenti per affrontare l'emergenza. Secondo le prime ricostruzioni, fornite anche dal Ministero degli Esteri italiano, l'escursionista sarebbe stato sorpreso da una violenta bufera mentre si trovava a quota 2.700 metri, forse travolto da una valanga nella zona del Piz Palü, un gigante di ghiaccio e roccia che si erge al confine con l'Italia; le avverse condizioni meteorologiche, con abbondanti nevicate e raffiche di vento che imperversano nell'area del Cantone dei Grigioni, hanno costretto le autorità svizzere a sospendere le operazioni di soccorso, impedendo di fatto l'utilizzo di elicotteri e rendendo impervio, se non addirittura impossibile, l'accesso via terra ai luoghi dove il segnale del dispositivo GPS del ragazzo è stato agganciato l'ultima volta, a un'altitudine di circa 2.500 metri, una localizzazione che, se da un lato fornisce un'indicazione precisa ai soccorritori, dall'altro non fa che aumentare la preoccupazione, dato che il punto in questione, in località Fuorcla, nel territorio di Pontresina, è noto per la sua impervietà e per l'elevato rischio valanghe.

L’sms agghiacciante e la disperata ricerca di un contatto umano

Un messaggio, l'ultimo inviato al fratello, è riecheggiato in queste ore come un grido straziante proveniente da quell'inferno bianco: "Cerco di non morire", una frase secca, tecnicamente recapitata dal dispositivo GPS, che, sebbene giunta con un ritardo fisiologico dovuto alla difficile connettività satellitare, ha rappresentato per la madre Raffaella e per i fratelli una prova, pur nella sua drammaticità, che Luciano, nelle fasi immediatamente successive al distacco della valanga o al sopraggiungere della tormenta, era ancora vivo e cosciente, lottando contro il tempo e gli elementi. È proprio la signora Raffaella a farsi portavoce, attraverso il legale di famiglia, l'avvocato Sergio Pisani, di una duplice iniziativa che denota tutta la disperazione e la determinazione di chi non vuole arrendersi all'evidenza di un silenzio che dura ormai da quattro giorni. Da un lato, la decisione di quintuplicare la ricompensa per chiunque sia in grado di fornire informazioni utili a ritrovare il figlio, una somma che passa da 10mila a ben 50mila euro, un gesto estremo che mira a smuovere le coscienze e a mobilitare non solo le squadre di soccorso ufficiali, ma anche guide alpine, escursionisti, gestori di rifugi, o semplici residenti della zona, chiunque insomma possa avere un drone, un paio di sci o semplicemente un occhio attento da gettare su quel lembo di Alpi dove il tempo sembra essersi fermato. Dall'altro lato, e con altrettanta forza, la madre alza la voce contro quella che percepisce come una mancanza, una voragine comunicativa da parte delle istituzioni italiane, e in particolare della Farnesina: ciò che Raffaella chiede, per bocca del suo avvocato, non è una dichiarazione pubblica di circostanza, ma qualcosa di molto più concreto e umano, e cioè un contatto diretto, quotidiano, quasi confidenziale, con un referente istituzionale dedicato, una persona in carne e ossa che possa informarla in tempo reale sugli sviluppi delle ricerche, che le risponda al telefono senza farla passare attraverso il calvario di centralini e silenzi burocratici, un canale preferenziale che le faccia sentire lo Stato vicino in uno dei momenti più terribili che una madre possa affrontare.

Il nodo delle comunicazioni e il ghiaccio che blocca i soccorsi

L'avvocato Pisani ha quindi formalizzato una richiesta precisa perché venga attivato un raccordo diretto tra il Ministero degli Affari Esteri e la famiglia, sottolineando come quest'ultima non debba essere lasciata sola in un frangente così delicato, in cui ogni ora che passa sembra pesare come un macigno sulle già flebili speranze di ritrovare il giovane in vita. La Farnesina, da parte sua, ha fatto sapere in una nota ufficiale di seguire il caso con la massima attenzione, precisando che il Consolato Generale d'Italia a Zurigo è in costante contatto con i familiari, e che proprio nelle ultime ore il Console Generale ha avuto un colloquio telefonico con il fratello e con la madre, mentre un altro fratello, giunto in Svizzera per seguire da vicino le operazioni, sta ricevendo assistenza. Un'unità dedicata alla tutela degli italiani all'estero, attiva presso la sede di Roma, avrebbe inoltre il compito di mantenere i contatti con la famiglia per coordinare le azioni future, specialmente in vista di una ripresa delle ricerche, che al momento restano completamente sospese a causa dell'implacabile maltempo che continua a flagellare le Alpi elvetiche, una condizione che rende il terreno particolarmente instabile e pericoloso anche per i soccorritori più esperti, blindando di fatto l'area e condannando chiunque all'immobilità forzata. Tuttavia, la percezione della famiglia, come filtrata dalle dichiarazioni del legale, sembra essere quella di una distanza incolmabile tra le rassicurazioni istituzionali e la concreta esperienza di angoscia vissuta in queste lunghe giornate di attesa, un'ansia che si nutre di dettagli tecnici, come il ritardo con cui potrebbe essere giunto l'ultimo, disperato messaggio di Luciano, un dettaglio che il fratello Emanuele ha tenuto a sottolineare, spiegando come il localizzatore GPS possa aver agganciato il satellite solo molte ore dopo l'invio, il che significa che la situazione potrebbe essere precipitata in un momento successivo rispetto alla ricezione del messaggio, o forse no, alimentando un tiro alla fune tra speranza e rassegnazione.

L’esperienza dello scalatore e il silenzio delle montagne

L'unico, flebile filo a cui si aggrappano i familiari, oltre alla generosità di chi potrebbe rispondere all'appello della ricompensa, è rappresentato dalla tempra e dalla preparazione del giovane napoletano; Luciano, come ricordano i fratelli, non è un turista improvvisato, ma un escursionista esperto, con alle spalle tre anni di servizio nella Folgore che gli hanno insegnato tecniche di sopravvivenza in ambienti estremi e una conoscenza approfondita dell'uso di attrezzature tecniche, elementi che potrebbero avergli permesso di trovare un riparo, di ottimizzare le risorse energetiche, di resistere al freddo e alla fame più a lungo di quanto chiunque altro potrebbe fare. Il suo profilo social, del resto, racconta di un ragazzo abituato a sfidare la montagna, a percorrere sentieri impervi, a dormire all'addiaccio, e proprio questa consuetudine con il rischio calcolato, con la fatica fisica e con l'isolamento delle vette, rappresenta oggi l'unico vero argomento a sostegno di una possibilità, seppur minima, di ritrovarlo ancora in vita, in attesa che una finestra di bel tempo permetta ai soccorritori svizzeri di raggiungere l'area, di sorvolarla con gli elicotteri, di perlustrare ogni anfratto di quelle montagne che, al momento, custodiscono gelosamente il loro segreto, un silenzio rotto solo dal sibilo del vento e dalla preoccupazione di una comunità, quella di Qualiano, che si stringe attorno a mamma Raffaella.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.