Luciano disperso a Saint Moritz, la madre aumenta la ricompensa a cinquantamila euro e chiede un contatto diretto con la Farnesina
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Redazione Interno
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Si infittiscono i misteri e le angosce attorno alla sorte di Luciano Capasso, il venticinquenne originario di Qualiano, nel Napoletano, scomparso da quattro giorni tra i ghiacci di Saint Moritz, in Svizzera, dove si trovava per motivi di lavoro. Il giovane, che risiedeva a Melito e lavorava presso il prestigioso Badrutt’s Palace Hotel, un simbolo dell'ospitalità elvetica, era uscito martedì diciotto febbraio per un’escursione in montagna, approfittando di una giornata di pausa, e da allora non ha più fatto ritorno. Mentre le speranze di ritrovarlo in vita si legano disperatamente al segnale del suo dispositivo GPS, che lo localizza a duemilacinquecento metri di quota, e al drammatico messaggio inviato al fratello con la scritta “Cerco di non morire”, la famiglia del ragazzo ha deciso di aumentare in modo significativo la ricompensa per chiunque fornisca informazioni utili al ritrovamento. Si passa così dai diecimila euro inizialmente promessi a una cifra complessiva di cinquantamila euro, una somma che testimonia la disperazione di una madre e la volontà di mobilitare chiunque, escursionisti, gestori di rifugi o semplici residenti della zona, possa avere visto qualcosa o notato un dettaglio, anche apparentemente insignificante, capace di fornire una pista concreta ai soccorritori -3-5.
La signora Raffaella, questo il nome della madre, non si è limitata a incrementare la ricompensa, ma ha anche voluto lanciare un accorato appello attraverso il proprio legale, l’avvocato Sergio Pisani, affinché le istituzioni italiane garantiscano un supporto più diretto e umano. La donna, che da novantasei ore vive nell’incubo dell’attesa, denuncia una sorta di isolamento istituzionale e la mancanza di un canale di comunicazione privilegiato con la Farnesina, il ministero degli Esteri che pure, attraverso il Consolato Generale a Zurigo, ha assicurato di seguire il caso e di aver avuto contatti telefonici con i familiari -7. Ciò che la madre richiede con insistenza non è tanto una dichiarazione pubblica, quanto un referente dedicato, una persona in carne e ossa che possa aggiornarla costantemente, con trasparenza e immediatezza, sugli sviluppi delle ricerche, su ogni minimo progresso o, al contrario, su ogni inevitabile difficoltà che i soccorritori incontrano nell’impervia zona del Piz Palü, dove il ragazzo sarebbe stato travolto da una valanga -1-3.
Il maltempo blocca le operazioni di soccorso e il fratello raggiunge la Svizzera
A complicare ulteriormente un quadro già di per sé drammatico si aggiungono le proibitive condizioni meteorologiche che stanno caratterizzando in queste ore l’area alpina intorno a Saint Moritz. Le abbondanti nevicate, il vento forte e il pericolo di valanghe hanno infatti costretto gli elicotteri del soccorso alpino a rimanere a terra, impedendo di fatto qualsiasi tentativo di avvicinamento al punto in cui il segnale GPS di Luciano continua a rimanere agganciato alla rete satellitare -1-6. I tecnici della protezione civile svizzera monitorano costantemente la situazione, nell'attesa di una finestra di bel tempo che consenta ai team specializzati di operare in sicurezza, ma ogni ora che passa rende più precarie le possibilità di sopravvivenza del giovane, nonostante la sua preparazione fisica e la sua esperienza di ex militare della Folgore, un addestramento che gli ha insegnato tecniche di sopravvivenza in condizioni estreme e che alimenta la flebile speranza che possa aver trovato un riparo o una grotta per proteggersi dalle intemperie -2.
Nel frattempo, il fratello maggiore di Luciano, Tarry, è riuscito a raggiungere Saint Moritz, partendo in aereo da Napoli e atterrando a Zurigo per poi proseguire via terra fino al Cantone dei Grigioni -2. Una volta sul posto, è stato accolto dai colleghi del fratello, che lavorano tutti al Badrutt’s Palace Hotel, e ha potuto constatare di persona la complessa macchina organizzativa dei soccorsi, fatta di attese, silenzi e speranze. È lui, in costante contatto con la madre rimasta in Italia, a fornire aggiornamenti minuto per minuto e a sollecitare le autorità locali affinché non abbandonino le ricerche, anche quando il meteo avverso sembra remare contro. La famiglia Capasso, originaria di Qualiano, un piccolo centro dell'hinterland napoletano, si trova così divisa tra l'Italia e la Svizzera, unita però da un unico, disperato filo conduttore: riportare a casa Luciano, il ragazzo dai tatuaggi della fenice sulla schiena e di un gattino sul braccio destro, appassionato di vette e di sport estremi, che ora lotta per la sua vita da qualche parte su quelle montagne innevate -1-2.
Le coordinate esatte dell'ultima posizione e la speranza aggrappata al Gps
Uno degli elementi cardine su cui si concentrano le speranze e le indagini è rappresentato dalle precise coordinate geografiche dell'ultima posizione nota di Luciano, che la madre ha reso pubbliche nel suo accorato appello: quarantasei gradi, quarantatré minuti e undici secondi Nord, e nove gradi, novantadue minuti e quarantanove secondi Est -5. Una localizzazione che i familiari hanno prontamente girato alla Polizia Cantonale di Pontresina, la municipalità svizzera competente per quel territorio, e che indica un'area particolarmente impervia nei pressi del passo Fuorcla. La tecnologia, in questo caso, si trasforma in un'ancora di salvezza: il dispositivo GPS, che il venticinquenne portava sempre con sé durante le sue escursioni in solitaria, non solo ha permesso di circoscrivere il raggio delle ricerche, ma ha anche inviato quel messaggio tanto agghiacciante quanto prezioso al fratello Emanuele, unico contatto vitale con il mondo esterno in mezzo a quell'inferno bianco -1.
Non è chiaro, tuttavia, se quel messaggio sia stato recapitato in tempo reale o se, a causa della scarsa copertura di rete in alta quota, sia stato ritardato di alcune ore o addirittura di un giorno intero. Il fratello stesso, in alcune dichiarazioni, ha ipotizzato che l'SMS possa essere partito solo quando il dispositivo è riuscito ad agganciarsi alla rete satellitare, magari in un momento successivo alla valanga che lo ha travolto -2. Ciò che conta, però, è che quel segnale ha confermato una verità inconfutabile: Luciano, nelle ore immediatamente successive al distacco della massa nevosa che lo ha trascinato per circa cinquecento metri a valle, era ancora vivo e cosciente, tanto da avere la forza e la lucidità di comporre quel messaggio di soccorso. Un pensiero che, da solo, tiene in vita la speranza di una madre e di un'intera comunità, quella di Qualiano, che in queste ore segue con il fiato sospeso ogni minimo sviluppo, stringendosi attorno ai familiari e attendendo un miracolo che solo il miglioramento del tempo e la tenacia dei soccorritori potranno trasformare in realtà -6.




