«Cerco di non morire», ma ora è la fine delle speranze: trovato senza vita l’italiano disperso in un’escursione a Saint Moritz

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è conclusa nel peggiore dei modi la vicenda di Luciano Capasso, il venticinquenne originario di Qualiano, nel Napoletano, del quale si erano perse le tracce da cinque giorni sulle montagne che circondano Saint Moritz, in Svizzera, dove il giovane lavorava. Il Corpo senza vita dell’ex militare, un profilo, quello di un ragazzo addestrato alla sopravvivenza in condizioni estreme e per questo motivo ci si aggrappava a un filo di speranza, è stato individuato nella mattinata di oggi, domenica 22 febbraio, grazie al miglioramento delle condizioni meteorologiche che hanno consentito ai soccorritori elvetici di raggiungere l’area segnalata dal segnale gps del suo telefono, un’area che si trova a quota 2700 metri e dove era stato sorpreso da una violenta bufera di neve. La notizia, confermata alla stampa dall’avvocato della famiglia, Sergio Pisani, e dalla madre del ragazzo, Raffaella Grande, ha spento definitivamente ogni residua speranza, trasformando in un tragico epilogo quella che era stata una settimana di angoscia e appelli disperati.

L’ombra dei soccorsi e l’amaro interrogativo sollevato dalla famiglia

Mentre il dolore avvolge i cari di Luciano, che lo ricordano non come uno sprovveduto ma come un ex militare con una solida preparazione, emergono con forza i dubbi sulla tempestività e le modalità dei soccorsi, un nodo che il legale della famiglia non esita a sollevare pubblicamente. Se da un lato la precisione della geolocalizzazione aveva permesso di restringere il campo delle ricerche in tempi rapidi, dall’altro lato l’avvocato Pisani ha sottolineato come il maltempo, unico ostacolo apparente addotto dalle autorità svizzere per giustificare il ritardo, abbia di fatto paralizzato ogni intervento fino a questa mattina, quando, complice il sole, il recupero della salma è stato, testuali parole del legale, «velocissimo». Un recupero che, a detta della famiglia, avrebbe potuto essere tentato anche nei giorni precedenti impiegando tecnologie come i droni, capaci di operare in condizioni proibitive per i soccorritori umani e per i mezzi aerei tradizionali, e che solleva dunque più di un interrogativo sulla gestione dell’emergenza in un territorio, quello elvetico, generalmente considerato all’avanguardia in questo tipo di operazioni.

Il presagio nell’ultimo messaggio e la passione per la montagna

A rendere ancora più struggente il ritrovamento, se possibile, è il ricordo dell’ultimo contatto che Luciano era riuscito ad avere con il fratello, un messaggio inviato tramite il dispositivo satellitare che diceva: «Cerco di non morire». Una frase che ora, alla luce del tragico epilogo, risuona come un testamento e una conferma di quanto il giovane fosse cosciente del pericolo mortale che stava affrontando, lottando probabilmente per ore contro gli elementi in quella trappola bianca. Capasso, che nella famosa località elvetica lavorava come autista per un hotel, aveva trasformato la sua passione per l’alta quota in uno stile di vita, come dimostravano le numerose escursioni documentate sui suoi profili social e le sue precedenti esperienze su vette come il Monte Bianco, un curriculum che aveva inizialmente fatto sperare i familiari in una sua maggiore resistenza.

L’attesa e il tragico epilogo sulle nevi dell’Engadina

Il fratello maggiore di Luciano, giunto in Svizzera non appena appresa la notizia della scomparsa per seguire da vicino le operazioni di ricerca e assistito dal personale del locale consolato italiano, ha dovuto così fare i conti con la più atroce delle realtà. La dinamica precisa dell’accaduto rimane ora al vaglio degli inquirenti, ma la ricostruzione fornita finora parla di un’escursione in solitaria partita nei giorni scorsi e finita tragicamente quando una improvvisa e violenta bufera di neve, di quelle che sanno trasformare il paradiso dello sci in una trappola mortale, ha sorpreso il ragazzo, impedendogli di fare ritorno a valle. La salma del venticinquenne è ora a disposizione delle autorità competenti, in attesa che vengano espletati tutti gli accertamenti di rito necessari per il nulla osta al rimpatrio in Italia, dove la comunità di Qualiano si prepara a dare l’ultimo saluto a un suo giovane concittadino, vittima di una montagna che amava ma che, in questo caso, non gli ha perdonato un attimo di debolezza di fronte alla furia della natura.

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