Trovato senza vita Luciano Capasso, il venticinquenne di Qualiano disperso a Saint Moritz
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Redazione Interno
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Si è conclusa nel peggiore dei modi la vicenda di Luciano Capasso, il venticinquenne originario di Qualiano, nel napoletano, di cui non si avevano notizie da cinque giorni dopo un’escursione solitaria nelle Alpi svizzere. Il Corpo del giovane, che lavorava come autista per un hotel nella rinomata località di Saint Moritz, è stato recuperato nella mattinata di domenica 22 febbraio dalle squadre di soccorso elvetiche, coadiuvate da unità cinofile e da mezzi aerei della REGA e di Heli Bernina, nella regione di Pontresina, a un’altitudine di circa 2700 metri. Le operazioni, come reso noto dalla polizia grigionese, sono state a lungo ostacolate dalle proibitive condizioni meteorologiche che hanno imperversato per giorni sull’area del Bernina, dove il venticinquenne era partito per quella che, dalle sue tracce sui social, sembrava essere un’escursione verso uno dei picchi del massiccio, forse il Piz Palü, al confine con l’Italia. Era stato lo stesso fratello a raccontare nei giorni precedenti dell’ultimo, disperato messaggio ricevuto via GPS, un «sto cercando di non morire» che lasciava intendere come il giovane non fosse morto sul colpo, alimentando per ore la speranza di ritrovarlo ancora in vita nonostante le avverse condizioni atmosferiche.
L’esperienza del giovane e i dubbi del legale sulla tempistica dei soccorsi
A dare la notizia del ritrovamento sono stati la madre Raffaella Grande e l’avvocato della famiglia, Sergio Pisani, che hanno immediatamente sottolineato come Luciano non fosse affatto un principiante sprovveduto. Il venticinquenne, come ha tenuto a precisare il legale, era un ex militare con un passato in un reparto d’élite come la Folgore, e possedeva quindi un addestramento specifico per affrontare situazioni di estrema sopravvivenza in ambienti impervi e ostili; del resto, dal suo profilo Instagram emergeva una passione profonda per la montagna e per i viaggi in condizioni estreme, con ascensioni sul Monte Bianco, sul Gran Paradiso e sul Gran Sasso. Nonostante questa preparazione e la disponibilità di una geolocalizzazione precisa del suo segnale, che ne indicava la posizione sepolto sotto metri di neve, il recupero non è stato possibile nei giorni immediatamente successivi alla valanga che lo ha travolto, stando a quanto riferito dalle autorità, proprio a causa della violenta bufera che rendeva impossibile e oltremodo pericoloso qualsiasi intervento, sia via terra che con l’utilizzo di elicotteri.
È stato lo stesso avvocato Pisani a sollevare alcuni interrogativi sulla gestione della fase delle ricerche, chiedendosi se, nonostante il maltempo, non si potessero impiegare mezzi alternativi come i droni per sorvolare l’area e tentare di localizzare il del ragazzo già nei giorni precedenti. «Avevamo una geolocalizzazione precisa, ma il mal tempo – ha spiegato il legale riferendosi a quanto riferito dai soccorritori – non ha consentito un recupero che stamattina con il sole è stato velocissimo». Questo netto contrasto tra l’immobilità forzata dei giorni di tempesta e la rapidità con cui si è giunti al corpo non appena le condizioni meteo sono migliorate ha portato la famiglia a chiedere che vengano verificati alcuni aspetti procedurali, per comprendere se davvero ogni possibilità fosse stata preclusa o se vi fossero margini per un intervento più tempestivo; circostanze, queste, su cui l’avvocato ha comunque dichiarato che sarà necessario fare chiarezza, sebbene ora, come ha voluto sottolineare, vi sia spazio solo per il dolore e l’elaborazione del lutto.




