Ciliegie, prezzi alle stelle tra maltempo e ombre speculative
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Redazione Economia
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L’arrivo della stagione delle ciliegie, atteso da molti, si è trasformato quest’anno in una delusione per i consumatori, costretti a fare i conti con listini insolitamente alti. In Puglia, regione che da sola copre gran parte della produzione nazionale, il raccolto ha subito un crollo drastico, spingendo i prezzi a livelli che pochi si aspettavano. Se nelle piazze milanesi si sono toccati i 24 euro al chilo, anche altrove – specie per la pregiata varietà "Ferrovia" – la forbice si è attestata tra i 15 e i 18 euro, cifre che hanno riportato il dibattito sulle dinamiche di filiera e sulle possibili distorsioni di mercato.
Il maltempo, con gelate tardive e piogge intense, ha danneggiato i fiori già a inizio primavera, compromettendo in particolare le varietà precoci come la Georgia e la Bigarreau. Ma a pagare il prezzo più alto è stata proprio la "Ferrovia", simbolo della tradizione pugliese, la cui produzione – secondo stime di settore – potrebbe aver registrato un calo del 70%. Un dato che, se confermato, spiegherebbe solo in parte l’impennata dei costi. Resta il sospetto, avanzato da più parti, che alcuni passaggi intermedi abbiano approfittato della scarsità per gonfiare ulteriormente i margini, senza che il consumatore ne abbia piena consapevolezza.
A Turi e Conversano, dove la ciliegia è da decenni al centro di sagre e celebrazioni, l’atmosfera è stata più amara del solito. Se da un lato le feste hanno attirato migliaia di visitatori – con iniziative come la gara di cucina a base di ricette salate – dall’altro i produttori hanno ammesso senza mezzi termini le difficoltà di un’annata definita «tra le peggiori». Intanto, c’è chi teme che il vuoto lasciato dalla produzione italiana venga colmato da merce d’importazione, spesso venduta senza adeguata trasparenza.




