Iperammortamento 2026, l’attesa per i decreti si fa sentire: mancano le coperture e le imprese restano in stand-by

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Perché l’iperammortamento, nella sua nuova veste delineata dalla Legge di Bilancio 2026, possa finalmente decollare, mancano ancora due tasselli fondamentali: un decreto legge, che dovrebbe arrivare nel prossimo Consiglio dei Ministri, e il conseguente decreto ministeriale attuativo. Se l’iter, come auspicano i vertici del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, procederà senza ulteriori intoppi – un’eventualità, questa, che Marco Calabrò, capo dipartimento per le politiche per le imprese, ha definito imminente durante un recente incontro milanese – l’incentivo per l’acquisto di macchinari e software 5.0 potrebbe vedere la luce solo ad aprile. Un tempismo, quello ipotizzato, che lascia scoperto un intero trimestre dell’anno, generando inevitabili attriti in chi, per programmare gli investimenti, necessita di ben altre certezze.

La ragione principale del ritardo, a dispetto delle rassicurazioni ufficiali, affonda le radici in un nodo finanziario ancora irrisolto: mancano all’appello almeno 1,3 miliardi di euro per coprire la platea dei beneficiari potenziali. Il problema si è ulteriormente complicato nelle scorse settimane con il dietrofront normativo sul vincolo del “Made in EU”. Inserita in extremis in sede di conversione della legge, la clausola che limitava l’agevolazione ai soli beni prodotti nel territorio europeo ha di fatto bloccato l’emanazione del decreto attuativo già trasmesso al MEF lo scorso 5 gennaio. Ora che il ministero dell’Economia ha ufficialmente annunciato l’intenzione di sopprimere quel vincolo, allargando così il perimetro degli acquisti agevolabili anche a quanto prodotto al di fuori dell’Unione -1-6, la partita si riapre ma con una posta più alta: servono nuove risorse, e servono subito.

Le attese del sistema produttivo e le mosse del settore bancario

L’aria che si respira tra gli operatori è di impazienza controllata. Non solo le imprese, spesso piccole e medie, aspettano di conoscere le regole definitive per sbloccare i propri piani di investimento; anche le associazioni di categoria, da Confindustria a Federmacchine, hanno alzato il livello della richiesta, sollecitando un’approvazione rapida dei provvedimenti per evitare che l’effetto traino sulla domanda si disperda in una lunga attesa. Gli attori della finanza agevolata, dal canto loro, restano in trincea: sanno bene che ogni giorno di ritardo nella definizione delle percentuali di maggiorazione e delle procedure di comunicazione al GSE (Gestore dei Servizi Energetici) corrisponde a un investimento posticipato.

Proprio per non farsi trovare impreparate, alcune realtà bancarie hanno deciso di anticipare i tempi. Il Gruppo BPER, ad esempio, ha messo a punto il “Servizio Pacchetto Iperammortamento”, un’iniziativa che combina soluzioni di finanziamento su misura con un’attività di consulenza specialistica pensata per valorizzare le opportunità introdotte dalla nuova legge. L’obiettivo, spiegano dalla banca, è quello di accompagnare le aziende nell’utilizzo efficace dell’agevolazione, semplificando i processi operativi e documentali che, si prevede, saranno complessi. Un servizio, questo, che si pone come un ponte ideale tra la norma ancora in attesa di definizione e le esigenze concrete di chi deve gestire il bilancio e la pianificazione industriale.

Un quadro normativo in evoluzione tra passato e futuro

La situazione attuale presenta una complessità ulteriore, legata al coordinamento con il passato. Il nuovo iperammortamento, che sostituisce i precedenti piani Transizione 4.0 e 5.0, non è cumulabile con il credito d’imposta per gli investimenti effettuati nel 2025. Questo ha creato una sorta di corto circuito temporale per quelle imprese che, avendo avviato ordini a fine anno scorso, rischiano di rimanere escluse da entrambi i regimi. In attesa che il Governo faccia chiarezza anche su questo fronte – magari attraverso una riallocazione delle risorse destinate ai vecchi incentivi – le aziende continuano a muoversi sul filo dell’incertezza.

Parallelamente, il mondo della formazione e dell’innovazione guarda con interesse agli sviluppi normativi, consapevole che la ripartenza degli investimenti è anche una leva cruciale per l’aggiornamento delle competenze. Proprio a Roma, presso l’Auditorium della Tecnica dell’Eur, si è aperta in questi giorni la terza edizione dell’Innovation Training Summit, un appuntamento che mette in rete start-up, finanziatori, ricercatori e istituzioni per discutere del futuro del lavoro. Un evento, questo, che rappresenta un osservatorio privilegiato su come le risorse per l’innovazione possano tradursi in occasioni concrete di crescita, a patto che il quadro normativo si faccia, finalmente, stabile.

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