Vasco a Ferrara, l’attesa per i concerti e quel legame che risale agli anni ’90
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ferrara si prepara a vivere ore di fermento popolare, quelle del 5 e 6 giugno prossimi, quando il Parco Urbano “Bassani” si trasformerà nel cuore pulsante di un evento atteso da oltre centoventimila spettatori. Si parla di numeri da capogiro, certo, ma a tenere banco non è solo la logistica di questa maxi produzione – con il palco che, va detto, raggiunge dimensioni imponenti toccando i settanta metri di larghezza e i ventotto di altezza – quanto piuttosto il legame profondo che unisce il rocker di Zocca alla città estense.
Un rapporto, quello tra il “Blasco” e Ferrara, che non è nato ieri, affondando piuttosto le sue radici in un’epoca d’oro della musica italiana: quel periodo magico a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, quando i sogni si inseguivano tra le nebbie di Cassana.
L’epopea degli White Studio e il sogno internazionale
Per capire la genesi di questa sintonia, bisogna varcare la soglia degli White Studio Recording, una fabbrica di suoni nata quasi per scommessa in un garage poco fuori città. A tirare le fila di quell’avventura c’erano personalità come Roberto Vecchi, storico amico ed ex personal manager di Vasco, e il bassista Davide Romani, autentico Magnifico dell’arrangiamento. Fu lì, tra apparecchiature in affitto e l’estro di chi vedeva oltre, che si creò l’humus perfetto per la crescita artistica.
“Se non litigate, diventerete internazionali”, pare abbia detto loro Vasco, secondo quanto riportato da alcune testimonianze raccolte in questi giorni di preparazione. Una frase, questa, che suona quasi come una profezia, considerando che da quella stessa officina uscirono fenomeni come i Vernice, band simbolo degli anni Novanta, e che l’eco di quei lavori arrivò persino a produttori d’oltreoceano, come quando Romani compose pezzi per progetti globali come i Change.
I numeri da “città nella città” per il maxi evento
Proiettandoci al presente, la macchina organizzativa per i concerti del 5 e 6 giugno è già in moto da settimane, e i numeri parlano chiaro di una sfida logistica colossale. I primi lavori di allestimento, iniziati lo scorso 12 maggio, hanno visto il montaggio della struttura portante – la famosa impalcatura da 70 metri – procedere per tre giorni consecutivi, con un esercito di circa seicento operai impegnati a posizionare al suolo gli speciali pannelli in alluminio (gli Arena Panels) per distribuire il carico.
Se il palco ne è il cuore pulsante, il sistema nervoso di questo organismo sarà la sicurezza: a partire dalle ore 12 del primo giorno di concerto, sarà attivo il Gruppo Operativo Sicurezza (GOS) presso Porta degli Angeli, una vera e propria regia da cui verranno monitorate circa centosettanta telecamere.
Tecnologia e presidio umano: un piano da 460 addetti
A dare man forte agli occhi elettronici ci sarà un imponente dispositivo di sicurezza umano, calibrato per gestire un flusso di centoventimila fan in due giorni. Non si tratta solo di vigilanza, ma di un presidio articolato: da un lato, infatti, saranno operativi circa trenta punti di controllo della Polizia Locale con un centinaio di agenti, affiancati da un servizio specifico per l’antiabusivismo commerciale.
Dall’altro, e non meno importante, è previsto il coinvolgimento di ben quattrocentosessanta addetti tra steward e personale safety/security, distribuiti tra perimetro, area food & beverage e backstage. A questi si sommano oltre quattrocento volontari della protezione civile e dell’Associazione Nazionale Carabinieri, che si occuperanno di presidiare le aree di accesso e delimitare la zona rossa, dimostrando come la gestione di un evento di tale portata richieda uno sforzo corale che mobilita risorse pubbliche e private.
L’assistenza e la mobilità: lo spettacolo nel fuori scena
Mentre le gru lavorano senza sosta per innalzare le torri faro – ventotto quelle installate per illuminare i nuovi parcheggi straordinari – l’attenzione si sposta anche sulla gestione dei flussi e sull’accoglienza. La macchina dei soccorsi, nel momento di massima affluenza previsto tra le venti e la mezzanotte, potrà contare su cinque ambulanze, una golf car sanitaria e sedici equipaggi di soccorso, di cui uno posizionato strategicamente vicino all’area dedicata ai diversamente abili.
Sul fronte della mobilità, l’organizzazione ha predisposto aree di sosta in grado di reggere fino a tredicimila veicoli per data, con un servizio di cento steward dedicati esclusivamente al traffico veicolare.
Tutto questo, va sottolineato, mentre la città si appresta ad accogliere una percentuale massiccia di pubblico proveniente da fuori regione (si parla di circa il sessantasette per cento degli spettatori), trasformando di fatto i due concerti non solo in un evento musicale, ma in una macchina da guerra turistica e organizzativa che ha pochi precedenti nella storia recente del capoluogo estense.




