Leishmaniosi e nuove zanzare, l’espansione dei vettori cambia la geografia delle malattie

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Si è chiuso da pochi giorni a Peschiera del Garda il secondo appuntamento con LeishTalk 2026, il convegno multidisciplinare che rientra nell’iniziativa “STOP alla leishmania in 3 ACT”. Un evento che ha visto riuniti i maggiori esperti italiani e internazionali – non solo della medicina veterinaria, ma anche della ricerca scientifica, della sanità pubblica e della medicina umana – per tracciare un quadro, sempre più allarmante, dell’espansione dei vettori sul territorio nazionale. Promosso da Boehringer Ingelheim Animal Health con il patrocinio di ANMVI e FNOVI, l’incontro ha messo in luce un cambiamento profondo e ormai innegabile: quello che fino a pochi anni fa veniva percepito come un problema confinato alla sfera veterinaria, o al massimo legato ai cani portati in vacanza al Sud, si sta trasformando in una questione di salute pubblica di prim’ordine anche nelle regioni settentrionali. La causa è sotto gli occhi di tutti, anche se spesso fatichiamo a vederla: l’alterazione delle stagioni, l’innalzamento delle temperature medie che prolunga i periodi di attività degli insetti, e una maggiore promiscuità tra ambienti urbani, rurali e aree naturali dove la fauna selvatica – veri e propri serbatoi di infezione – trova sempre più spazio.

Pappataci in Pianura Padana e zecche sulle Alpi, l’Italia cambia scenario epidemiologico

I flebotomi, comunemente noti come pappataci, non sono più un problema esclusivo delle coste o delle aree collinari interne del Centro-Sud. La loro capacità di colonizzare nuovi territori, spinta da condizioni climatiche sempre più favorevoli, è stata documentata con chiarezza: studi recenti hanno evidenziato la loro presenza in aree della Pianura Padana dove prima erano del tutto assenti, arrivando a colonizzare anche la pianura del Nord-Est con diverse specie, tutte vettori competenti della Leishmania infantum. Non solo: accanto a loro, anche le zecche stanno compiendo un’inesorabile ascesa verso l’alto. Ixodes ricinus, la zecca dei boschi responsabile della trasmissione della borreliosi di Lyme e della encefalite da zecca (TBE), è stata rilevata a quote sempre più elevate, raggiungendo i 1.700 metri sulle Alpi occidentali, in un fenomeno legato sia alla riduzione della copertura nevosa sia all’aumento delle temperature invernali. Un’espansione geografica che rende obsoleta l’idea di una stagionalità ristretta ai soli mesi estivi.

Dalla leishmaniosi alla dengue, il rischio crescente per la salute umana

Se la leishmaniosi rappresenta la punta dell’iceberg – una malattia protozoaria grave, spesso fatale per il cane se non trattata, che può colpire l’uomo nelle forme cutanea e, più pericolosamente, viscerale – il quadro delle zoonosi da vettore si fa più complesso con l’arrivo di “nuove” specie di zanzare invasive. Parliamo della zanzara coreana (Aedes koreicus) e di quella giapponese (Aedes japonicus), insetti che a differenza della più nota zanzara tigre, possiedono una maggiore capacità di resistere alle basse temperature, estendendo così il periodo di potenziale trasmissione. Questi vettori, insieme alla zanzara tigre e alla comune zanzara Culex, portano con sé patologie un tempo considerate tropicali: arbovirosi come la dengue, la chikungunya e il virus West Nile, per le quali il sistema di sorveglianza nazionale registra ormai casi autoctoni sempre più numerosi e focolai anche nel Centro-Nord. L’Italia, del resto, si conferma ai primi posti in Europa per incidenza di leishmaniosi umana, un dato che impone una riflessione sulla necessità di abbattere i tradizionali steccati tra le discipline mediche.

Verso una rete multidisciplinare, il valore della prevenzione “One Health”

Il filo conduttore emerso dai lavori di LeishTalk 2026 è stato chiaro: non si può più affrontare la questione separando la salute degli animali da quella delle persone. L’approccio definito “One Health” è diventato un imperativo operativo, che chiama in causa medici, veterinari, farmacisti ed entomologi in una collaborazione stretta e continuativa. L’obiettivo dichiarato è trasformare la conoscenza scientifica in strumenti pratici per il territorio, rafforzando la prevenzione non solo per la leishmaniosi – dove il cane, principale serbocatore, va protetto con collari e repellenti specifici – ma anche per controllare la rapida diffusione di queste nuove specie di zanzare invasive provenienti dall’Asia orientale. La prevenzione, in questo nuovo scenario, diventa l’unica vera arma a disposizione. Si parla di protezione totale, che significa utilizzare prodotti ad attività anti-feeding sugli animali durante tutto l’anno, eliminare i ristagni d’acqua nei centri urbani e, per quanto riguarda l’uomo, adottare repellenti cutanei e zanzariere, abbandonando l’idea che certe malattie siano un problema altrui o confinato ai Paesi tropicali.

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