Tasse, salari e cartelle: cosa cambia davvero con la legge di Bilancio 2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La legge di Bilancio 2026, il cui impianto vale poco meno di 19 miliardi di euro, entra nel vivo dell'iter parlamentare con l'obiettivo dichiarato di conciliare la riduzione del carico fiscale con il risanamento dei conti pubblici, un equilibrio che gli osservatori giudicano delicato e sul quale si gioca una partita economica di ampia portata. I provvedimenti in discussione, che toccano da vicino il portafoglio dei contribuenti, si inseriscono in un quadro di revisione generale degli strumenti di sostegno, alcuni dei quali, come è noto, sono già stati messi in discussione da inchieste giudiziarie che hanno portato alla luce sistemi fraudolenti, con indagini in corso che hanno coinvolto professionisti e imprese e che hanno reso evidente la necessità di un maggior controllo.

Il ridisegno degli incentivi per la casa in questo contesto, il settore edilizio subirà un ridimensionamento significativo degli incentivi fiscali, con alcuni bonus che verranno confermati – sebbene con aliquote ridotte – e altri destinati a sparire del tutto. A rimanere in vigore, seppur con percentuali di detrazione probabilmente inferiori, saranno l'ecobonus, il bonus ristrutturazioni, il sismabonus e il bonus mobili, strumenti che hanno trainato il mercato della riqualificazione negli ultimi anni. La loro sopravvivenza, tuttavia, è legata a doppio filo al rispetto di precise procedure amministrative: l’ottenimento dello sconto, infatti, è subordinato all’invio della documentazione tecnica all’Enea, la quale ha comunicato che dal primo gennaio prossimo sarà possibile trasmettere i dati relativi alle spese sostenute entro il 31 dicembre 2025 attraverso il portale dedicato bonusfiscali.

Le agevolazioni che scompaiono diverso è il destino di altri due strumenti, che non vedranno alcun rinnovo. A essere completamente eliminati, come anticipato dall'esecutivo, sono il bonus per le barriere architettoniche e, soprattutto, il Superbonus al 110%, una misura che il governo Meloni ha da subito definito insostenibile per le finanze pubbliche e che è stata al centro di aspre polemiche, anche per il suo impiego in alcuni casi oggetto di cronaca nera, dove l’incentivo è risultato collegato a operazioni immobiliari opache nelle quali le forze dell’ordine stanno indagando per falso e frode fiscale. La chiusura definitiva di questo capitolo segna una svolta netta nella politica degli aiuti al settore, orientata verso forme di sostegno più contenute e selettive.

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