L’addio a don Mazzi, la camera ardente tra folla e ricordi. L’arcivescovo Delpini: «Aveva un’inestirpabile fiducia nelle persone»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre una folla silenziosa e grata continua a rendere omaggio alla camera ardente allestita nella sede di Exodus al Parco Lambro, e Milano si prepara a dare l'ultimo saluto a don Antonio Mazzi, la sua eredità di uomo di fede e di strada emerge in tutta la sua potenza. Il secondo giorno di apertura della camera ardente ha visto la partecipazione di centinaia di persone, tra amici, collaboratori, ex ospiti della comunità e semplici cittadini, tutti accomunati dal desiderio di stringersi attorno alla memoria del sacerdote che ha dedicato la vita ai più fragili.

Il sacerdote, fondatore della comunità Exodus, si è spento venerdì 31 luglio all’età di 96 anni, lasciando un vuoto profondo nel mondo dell’educazione e del sociale.

Il messaggio dell’arcivescovo Delpini dal Brasile

Proprio mentre la comunità di Exodus si stringe attorno al feretro, dall’altro capo del mondo arriva la voce dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini. Impegnato in una visita pastorale in Brasile per incontrare i sacerdoti fidei donum ambrosiani in missione, il presule non potrà essere presente ai funerali di domani. Ha voluto però far giungere il suo pensiero attraverso un messaggio che, lungi dall'essere un semplice saluto, prova a scavare nell'anima del sacerdote veronese per coglierne il segreto più profondo.

«È stato un uomo animato da una inestirpabile fiducia nelle persone, anche quelle date per perdute»: questa la definizione che monsignor Delpini ha voluto dare di don Mazzi in una nota diffusa in queste ore.

Secondo l’arcivescovo, la chiave per comprendere l'operato e la personalità di don Mazzi risiede nella sua fede, un elemento che lo ha reso libero e coraggioso, capace di assumersi rischi apparentemente incoscienti e di compiere gesti di autentico eroismo. «La fede in Dio – scrive Delpini – convince che in qualunque storia c’è la presenza amica che vuole salvare».

Con queste parole, l’arcivescovo invita a non ridurre la figura di don Mazzi a un semplice "personaggio" televisivo o a un prete provocatorio, ma a riconoscere la profonda radice spirituale che ha alimentato ogni sua azione e che lo ha portato a credere fermamente nella possibilità di riscatto di ogni essere umano.

Il pellegrinaggio laico e popolare alla camera ardente

La camera ardente, allestita nella mensa della Cascina Molino Torrette, è stata da subito il cuore pulsante di questo omaggio collettivo. Il luogo non è casuale: è lo stesso refettorio dove don Mazzi era solito pranzare quotidianamente con i ragazzi accolti dalla comunità, un dettaglio che sottolinea la sua vocazione alla condivisione e alla vicinanza con gli ultimi.

Il feretro, avvolto in un sudario firmato dagli educatori, è circondato da simboli che raccontano la sua vita: una Bibbia aperta sul passo della Pentecoste, un bastone da viandante con una lanterna a indicare la via e i suoi sandali, a testimonianza di un cammino sempre intrapreso a fianco dei più deboli.

Tra la folla che si è alternata nel corso della giornata, spiccano anche volti noti come quello di Roby Facchinetti, cantante dei Pooh. «Se pensate a quanti ragazzi sono passati da questo posto e ce l'hanno fatta grazie a lui, il suo ruolo è stato veramente unico» ha dichiarato il musicista, sottolineando la speranza che l'eredità lasciata dal sacerdote possa continuare a germogliare, magari «anche meglio di prima».

La sua presenza, insieme a quelle di tanti anonimi cittadini, rappresenta bene il duplice registro di questo saluto: da un lato l'affetto popolare e dall'altro il riconoscimento ufficiale di un'opera che ha segnato la storia recente della città di Milano e non solo.

L’appello dell’assessore Granelli e il lungo addio

La risonanza dell’evento ha assunto anche i toni del cordoglio istituzionale. Il Comune di Milano ha proclamato il lutto cittadino per lunedì 3 agosto, giorno in cui si terranno i funerali nella Basilica di Sant'Ambrogio, e la bandiera civica sarà esposta a mezz'asta in tutte le sedi comunali. «È stato un uomo che ha fatto grande Milano – ha commentato l’assessore alle Opere pubbliche Marco Granelli, presente all’apertura della camera ardente – che ha saputo rispondere ai giovani di questa città e alle sue sfide».

Granelli ha poi aggiunto che «ci saranno tutti i modi per ricordarlo e per fare in modo che il suo nome e la sua storia aiutino a orientare le scelte di ogni giorno», un auspicio che trova eco nelle parole di molti ex ragazzi di Exodus, oggi divenuti a loro volta educatori e testimoni di un metodo che ha saputo trasformare il dolore in riscatto.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.