L’Italia affonda in Norvegia, Spalletti esonerato: Gravina resiste ma la crisi è profonda

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Non era bastato il ko contro la Svizzera agli ottavi dell’Europeo, quel 2-0 che aveva spento le speranze di un’Italia ancora in cerca d’identità. Nemmeno il tempo di metabolizzare la delusione, e la Nazionale è già precipitata in un nuovo baratro. Quella che doveva essere una ripartenza sotto la guida di Luciano Spalletti si è trasformata in un incubo ripetuto: il 3-0 subito a Oslo, contro una Norvegia che ha dominato senza concedere appigli, ha riportato alla luce tutte le fragilità di un progetto ancora senza fondamenta.

A un anno dall’eliminazione patita in Germania, gli azzurri non hanno mostrato progressi. Anzi. Se allora si poteva invocare la necessità di un ricambio generazionale o la sfortuna di un sorteggio avverso, oggi le scuse non reggono. Spalletti, chiamato a risollevare le sorti della squadra dopo l’addio di Mancini, non è riuscito a imprimere quella svolta che molti si aspettavano. Le sue scelte tecniche, dall’insistenza su alcuni giocatori alla difficoltà di trovare un equilibrio tra fase offensiva e difensiva, sono finite sotto accusa. E quando i risultati non arrivano, soprattutto in un paese come l’Italia dove il calcio è questione di identità nazionale, la reazione è inevitabile.

L’annuncio dell’esonero è arrivato a pochi giorni dalla sconfitta, in un clima di caos che ha travolto Coverciano. Spalletti, in conferenza stampa, ha ammesso con amarezza la fine del suo ciclo: «Ho dato tutto, ma non è bastato». Gravina, da parte sua, ha opposto un netto rifiuto alle pressioni per le dimissioni, sostenendo che «la federazione deve guardare avanti, lavorando sui giovani e sui valori». Parole che però suonano come un tentativo di arginare la crisi, più che come un progetto concreto.

Intanto, il rischio di mancare il Mondiale 2026 – dopo il doppio fallimento del 2018 e del 2022 – diventa sempre più concreto. Il girone di qualificazione, con Inghilterra e altre squadre competitive, non lascia margine per errori. E se la Norvegia ha dimostrato di essere un osso duro, altre insidie attendono gli azzurri. Gravina lo sa, e per questo ha scelto di agire tempestivamente, sacrificando il tecnico. Ma la domanda che molti si pongono è se questo basti a invertire la rotta, o se dietro al cambio in panchina si nasconda una crisi più profonda, fatta di scelte sbagliate e di una generazione di calciatori che fatica a trovare continuità.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.