Massimo Ranieri racconta il Pallonetto e il nuovo singolo "Il giorno prima"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Massimo Ranieri è tornato sulla scena musicale con un nuovo singolo intitolato "Il giorno prima", disponibile dal 5 ottobre, accompagnato da un video firmato dalla regista Roberta Torre. Il brano arriva in un momento in cui l'artista napoletano si è raccontato a cuore aperto sulle pagine del Corriere della Sera, ripercorrendo un'esistenza fatta di sacrifici, gavetta, successi e passaggi complicati, partendo dalla casa in cui è cresciuto a Napoli, in via del Pallonetto 41.

La casa del Pallonetto e l'infanzia in una sola stanza

«Ogni tanto ci passo davanti per vedere come è diventata. Ma non sono mai riuscito a entrarci», ha confidato Ranieri, descrivendo l'abitazione all'ultimo piano che si raggiungeva attraverso «un corridoio sempre buio» nel quale sua madre lo chiamava per orientare il suo cammino. In quella casa vivevano in otto: sei figli e i genitori, tutti stipati in una sola stanza con un cesso, non un bagno, e sua madre che lo lavava in una bagnarola nel corridoio del condominio.

Il padre lavorava all'Italsider, si alzava alle cinque del mattino e rientrava la sera, e i soldi non bastavano mai: un episodio che l'artista ricorda è la conversazione ascoltata da bambino tra i genitori, con la madre che chiedeva quanto avrebbe preso di paga e lui che rispondeva quindicimila lire, mentre lei scosse la testa perché si contavano i soldi per il pane e l'olio.

La voce come riscatto e il sogno del ring

Il percorso scolastico di Ranieri si è fermato alla quinta elementare, perché appena usciva il pomeriggio andava a lavorare: «A scuola vedevo quelli con la cartella, mi sembravano marziani», ha raccontato, spiegando che lui avrebbe voluto continuare e il padre era d'accordo, ma fu «il realismo di mia madre» a decidere che doveva andare a faticare per portare qualche soldo in casa. Il suo sogno, in realtà, era un altro: voleva fare il pugile, e con il padre ascoltava le radiocronache dei match dall'America di Benvenuti, sognando il ring.

Poi, però, è arrivata la voce, che lui stesso ha definito «un dono di Dio, l'arma del mio riscatto», cominciando a usarla per cresime, battesimi e matrimoni. Un giorno un parrucchiere lo mandò a chiamare al bar dove lavorava e gli chiese di cantare davanti a una signora, Mara Del Rio, che si stava facendo i capelli: Ranieri intonò "Sei nata per me" di Celentano, il suo idolo, ricevette cento lire di mancia e la promessa che quella donna ne avrebbe parlato al marito.

Il primo contratto a dodici anni e il mancamento del padre

Il marito di Mara Del Rio, un pezzo grosso della discografia milanese, si presentò a Napoli e indirizzò il giovane Ranieri da un maestro che abitava in una zona borghese della città. La madre gli consegnò cento lire per il pullman, ma quando scese mancavano ancora cinque chilometri in salita, che fece a piedi. Arrivato, il maestro gli preparò una zuppa di latte, lo fece cantare e poi telefonò a un amico proprietario dell'etichetta Zeus. Ranieri aveva dodici anni, forse non ancora compiuti, quando fece il provino e gli dissero di tornare il giorno dopo per il contratto.

Suo padre si era messo la giacca e, quando gli misero sul tavolo 200.000 lire in banconote enormi da diecimila, ebbe un mancamento perché non aveva mai visto tutti quei soldi nella sua vita: li mise in tasca e non tolse più la mano da lì fino a casa, per paura che glieli rubassero. La madre non voleva che cantasse, ma il padre sì, e gli rifilava duecento lire ogni 23 giorni chiedendogli di non dirlo a lei. In quel periodo Ranieri si faceva chiamare Gianni Rock, incise anche quattro dischi e cominciò con le feste di piazza, dove gli davano 2.000 lire.

La crisi, il produttore e la vittoria a Sanremo

Nel corso della lunga intervista, Ranieri ha ripercorso anche i momenti difficili della sua carriera, compreso quello in cui voleva mollare tutto: «Stavo male anche se avevo vinto», ha raccontato, ricordando di aver chiamato il suo produttore e di essersi sentito rispondere duro che senza di lui non avrebbe fatto nulla nella vita.

Il percorso artistico di Ranieri, del resto, è fatto di tappe che hanno segnato la storia dello spettacolo italiano: dopo gli esordi come Gianni Rock, nel 1966 arriva la svolta con il nome Massimo Ranieri a Scala Reale, poi le partecipazioni a Sanremo e al Cantagiro, il debutto al cinema nel 1970 con "Metello" di Mauro Bolognini che gli vale il David di Donatello, la tournée europea con "L'anima buona di Sezuan" diretto da Giorgio Strehler nel 1980, e infine il trionfo al Festival di Sanremo del 1988 con "Perdere l'amore", il brano scritto da Marcello Marrocchi e Giampiero Artegiani che decretò il suo ritorno in ambito musicale dopo molti anni dedicati principalmente all'attività teatrale.

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