Tosca e il viaggio dentro “Feminae”: sette anni dopo, la musica torna ad abitare la cura
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Non una semplice uscita discografica, ma piuttosto la fine di una gestazione lunga e profondamente personale: Tosca, al secolo Tiziana Tosca Donati, ha reso disponibile da venerdì 24 aprile 2026 il suo nuovo album “Feminae”, a sette anni di distanza dal precedente “Morabeza”. Il disco, pubblicato nei formati CD Deluxe maxi e doppio vinile trasparente numerato (e in arrivo in digitale dal 22 maggio), segna un ritorno che l’artista stessa descrive come un atto di puro amore. L’incontro con la stampa, tenutosi alla Cascina Cuccagna di Milano, è stato volutamente informale – “come se fossimo in una casa” – un modo per restituire a queste canzoni quell’atmosfera di dialogo intimo e autentico che le ha generate.
Un Titolo firmato Arbore e la riappropriazione di un termine controverso
Se la musica, come racconta Tosca, suggeriva spontaneamente un percorso legato all’universo femminile, è stato Renzo Arbore – che lei definisce il suo mentore – a suggerire il titolo perfetto: “Feminae”. Un nome che non lascia spazio a equivoci, perché intende restituire al termine “femmina” quella profondità che, secondo la visione dell’artista, gli stereotipi hanno spesso ridotto a mera seduzione o isteria. “C’è tanto di bello nell’essere femmine”, spiega Tosca, rivendicando un’accezione legata alla protezione, all’accoglienza e alla capacità generativa della vita. Una dichiarazione di intenti che attraversa ogni traccia, liberando il concetto dal conformismo per ancorarlo a una forza materna e identitaria, lontana dalle logiche della mercificazione del.
Un album corale tra sorellanza musicale e memoria affettiva
Il filo rosso del femminile si traduce in una lista di collaborazioni che è, di fatto, un abbraccio sonoro tra generazioni e latitudini diverse. Accanto a Tosca, si muovono voci del calibro di Carmen Consoli – definita “una sorella d’arte vera” nel brano “Il giglio, la verbena, il glicine e la rosa” (adattamento italiano di “Silencio” del Buena Vista Social Club) – e la leggendaria Maria Bethânia, con la quale duetta in “Io non esisto senza te”. Ma il nodo emotivo più intenso del progetto è forse rappresentato dalla presenza di Ornella Vanoni, scomparsa lo scorso novembre. Tosca ha scelto di adottare una delle cosiddette “orfanelle” della Vanoni – canzoni che lei stessa riteneva ingiustamente dimenticate – incidendo “Per un’amica”. Le registrazioni, avvenute poco prima della perdita dell’artista milanese, si sono rivelate “uno dei grandi regali che la vita m’ha fatto”, come racconta la cantante romana, ricordando il timore reverenziale iniziale che provava al cospetto di Ornella.
La genesi lenta di “Feminae”: da Parigi alla rinascita
Il tempo, del resto, è stato un fattore cruciale per “Feminae”. L’album non è nato da un’urgenza commerciale, ma da sette anni di maturazione durante i quali Tosca ha dovuto fare i conti con la perdita di entrambi i genitori e con le difficoltà di un periodo storico complesso. La scintilla che ha riacceso il motore creativo è arrivata da Parigi, dopo un concerto: l’incontro con Pacifico, autore che le ha inviato “Primavera” solo un anno dopo la loro chiacchierata. Questo brano, dedicato ai rispettivi padri, è stato il primo tassello di un mosaico che include, tra gli altri, anche un omaggio a Lucio Dalla (grazie alla cover toccante di “Piazza Grande” reinterpretata in passato) e la supervisione artistica di Joe Barbieri, già partner nel disco precedente. L’ascolto di queste tracce – come l’ironica “Che sarà terra e che sarà mare” sulle disgrazie narrate con musica brasiliana – restituisce l’idea di un’artista che, pur nella malinconia, cerca una forza vitale lontana dalle mode.




