Il Patto Ue si ritorce contro l’Italia? La cascata di rimpatri dei “dublinanti” e le accuse delle opposizioni
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Redazione Interno
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Era lo scorso marzo quando la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, annunciava con orgoglio al Senato l’imminente entrata in vigore del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, un pacchetto di norme che l’Italia aveva fortemente voluto e sostenuto per costruire il più ampio consenso possibile. A distanza di pochi mesi, tuttavia, quello stesso impianto regolatorio – entrato in vigore lo scorso 12 giugno – sembra restituire all’Italia un effetto non proprio desiderato, alimentando un vivace dibattito politico e innescando le reazioni critiche delle opposizioni.
Il meccanismo che sta facendo discutere è il cosiddetto “regolamento di Dublino”, il quale prevede che il Paese di primo ingresso nell’Unione sia competente per l’esame della richiesta di asilo, una norma che ora vari Stati membri, citando proprio le nuove disposizioni del Patto, hanno ricominciato ad applicare nei confronti dell’Italia con una certa determinazione.
Il “boomerang” dei trasferimenti: Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia
Nelle ultime settimane, l’elenco dei Paesi che hanno annunciato o preparato la ripresa dei trasferimenti dei migranti verso il territorio italiano si è allungato in maniera considerevole. Dopo le prime comunicazioni da parte di Germania e Svizzera, è stata la volta dell’Austria, che ha stabilito il rientro in Italia di quattro migranti con mezzi pubblici, in base agli accordi europei e alle nuove procedure previste dal Patto.
Ma il movimento non si è fermato: anche la Finlandia, attraverso l’ufficio stampa del ministero dell’Interno, ha dichiarato che l’entrata in vigore del nuovo regolamento sulla gestione dell’asilo consente la ripresa dei trasferimenti, attualmente in fase di preparazione, sottolineando l’importanza che tutti gli Stati membri adempiano ai propri obblighi.
Contemporaneamente, la Svezia ha confermato di aver già effettuato trasferimenti verso l’Italia e di voler continuare in questa direzione, allineandosi alle disposizioni del Patto che, secondo Stoccolma, rendono ora i trasferimenti più funzionali rispetto al passato. Un fronte, dunque, che comprende ormai cinque nazioni europee – Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia – pronte ad applicare alla lettera il nuovo quadro normativo voluto dall’Unione.
La posizione del Viminale e il precedente della circolare Piantedosi
Di fronte a questa crescente pressione, il governo italiano ha cercato di ridimensionare la portata del fenomeno, richiamando la linea restrittiva già adottata in passato. Il Viminale ha replicato ricordando che dal 5 dicembre 2022, data della circolare del ministro Matteo Piantedosi, l’Italia ha di fatto bloccato i rientri dei richiedenti asilo, azzerando i trasferimenti nonostante le circa 80.000 richieste di presa in carico pervenute fino al 2025.
Una linea che aveva già portato a una drastica riduzione dei rimpatri verso l’Italia rispetto al quinquennio precedente, quando erano stati oltre 17.000 i migranti ritrasferiti nel nostro Paese. Tuttavia, la scelta di sospendere gli accordi di Schengen nei confronti della Spagna, in seguito alla crisi migratoria di Ceuta, è stata indicata dalle opposizioni come il fattore scatenante che ha convinto gli altri Stati a seguire l’esempio italiano, interpretando in modo rigoroso le regole del Patto e creando un precedente pericoloso per la solidarietà europea.
L’attacco compatto delle opposizioni: da Schlein a Renzi e Conte
Le critiche più dure sono arrivate in rapida successione dai leader dell’opposizione. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha parlato di un “clamoroso boomerang” per la presidente del Consiglio, definendo la sospensione di Schengen contro la Spagna una “trovata propagandistica” che ha permesso a Germania, Austria, Svizzera, Finlandia e Svezia di dichiarare che ricominciano a rimandare in Italia i migranti.
Secondo Schlein, Meloni avrebbe creato un precedente pericoloso non solo per l’Europa, ma soprattutto per l’Italia, dimostrando di non aver mai portato avanti la battaglia per la solidarietà europea e per superare il criterio del “primo paese di ingresso”.
In una linea simile si è espresso il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha definito la vicenda un “capolavoro targato Meloni” in cui i rimpatri funzionano, ma contro di noi, evidenziando come lo “show” su Ceuta abbia prodotto un cortocircuito che ora vede i Paesi europei in fila per restituire all’Italia i migranti registrati nel nostro paese.
Anche il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, non ha usato mezzi termini, parlando di “autogol clamoroso” e sostenendo che la premier, per rincorrere la propaganda di Vannacci, avrebbe infranto le regole europee, rompendo la solidarietà europea e costringendo l’Italia a raccogliere i cocci di una strategia rivelatasi controproducente.
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