Teheran countdown. Solo 14 giorni di blocco navale prima di chiudere i pozzi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conto alla rovescia, per chiunque abbia familiarità con le dinamiche del Golfo Persico, è ufficialmente scattato. E il margine di manovra, a dispetto delle apparenze, si riduce giorno dopo giorno: quattordici giorni, né più né meno, separano l’attuale stallo dal momento in cui Teheran, secondo le fonti che seguono il dossier, potrebbe procedere alla chiusura dei propri pozzi petroliferi. Una mossa che Donald Trump, tornato alla Casa Bianca ormai da più di un anno e quindi pienamente nella sua seconda fase operativa, ha voluto questa volta ancorare a un calcolo preciso – una ritorsione graduale, quasi chirurgica – ma il cui esito, se corrisponderà alle attese, resta avvolto nell’incertezza più assoluta. Il dispositivo navale statunitense, schierato per impedire l’accesso e l’uscita di navi da e verso i porti iraniani, ha già mostrato i primi segnali di efficacia, ma anche i primi, inevitabili, vuoti operativi.

Il primo giorno di blocco: traffico ridotto ma non fermo

Secondo quanto ricostruito da Reuters, almeno otto imbarcazioni – tre delle quali petroliere riconducibili direttamente all’Iran – hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nella prima giornata del blocco voluto da Trump. Un numero, questo, che se paragonato ai consueti flussi ante conflitto (oltre 130 attraversamenti giornalieri) rivela una contrazione drastica, quasi verticale, ma non ancora un’interruzione totale. Il dato, va detto, non sorprende gli analisti: l’architettura del blocco navale, per come è stata concepita dalla Us Navy, lascia aperti varchi selettivi, spesso legati a verifiche in loco o a negoziazioni minute tra comandanti di unità e autorità locali. Quel che colpisce, piuttosto, è la rapidità con cui Teheran ha reagito: nessuna nave da guerra iraniana ha tentato la provocazione diretta, ma il passaggio delle tre petroliere – avvenuto in un arco di poche ore – suggerisce una strategia di logoramento più che di rottura frontale.

Le nuove regole per attraversare Hormuz: pedaggi e valute

L’Autorità britannica per le operazioni commerciali marittime ha nel frattempo segnalato l’entrata in vigore di restrizioni inedite, decise unilateralmente dalla marina americana ma destinate a incidere su porti e acque costiere iraniane. La vera novità, però, arriva da un altro fronte. Secondo fonti accreditate come Kpler, Bloomberg e il Financial Times, l’Iran starebbe formalizzando un sistema di gestione alternativo per lo Stretto di Hormuz, trasformandolo di fatto – se la proposta dovesse trovare applicazione – in una sorta di “casello marittimo”. La bozza, emersa durante i falliti negoziati per un cessate il fuoco a Islamabad tra Washington e Teheran, prevede una tassa di un dollaro al barile sui carichi liquidi in transito. E non solo: i pagamenti, secondo lo stesso schema, dovrebbero essere effettuati esclusivamente in criptovalute o in yuan cinesi, scavalcando di fatto il sistema Swift e le banche centrali occidentali.

Implicazioni geopolitiche e reazioni sul campo

Una simile architettura, sebbene ancora in fase di definizione, rappresenterebbe una cesura netta con i principi del diritto internazionale, a cominciare dalla libertà di navigazione sancita dalle convenzioni marittime. E tuttavia, sul campo, le prime ventiquattr’ore del blocco hanno mostrato una realtà più ambigua. I flussi sono drasticamente ridotti, ma non azzerati; le petroliere iraniane passano, ma vengono contate una a una; il conteggio dei quattordici giorni procede inesorabile, e con esso la pressione su un’economia – quella iraniana – già messa in ginocchio da sanzioni pregresse. Quel che manca, per ora, è un elemento decisivo: la reazione cinese. Pechino, che già importa petrolio da Teheran aggirando i canali ufficiali, potrebbe vedere nella proposta del casello marittimo un’occasione per legittimare l’uso dello yuan nelle transazioni energetiche globali. Un passaggio, quest’ultimo, che Trump ha probabilmente messo in conto, ma di cui ancora non si misurano le reali conseguenze.

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