Perdita d'aria sulla Iss, la Nasa ordina il rientro degli astronauti dopo l’allarme evacuazione

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’allarme, scattato nella tarda mattinata di venerdì quando i tecnici di Roscosmos hanno rilevato un flusso anomalo in peggioramento all’interno del tunnel di trasferimento PrK (un elemento strutturale del modulo di servizio Zvezda, situato nel segmento russo), ha imposto ai centri di controllo una rapida rimodulazione delle priorità di volo, spingendo la controparte statunitense ad attivare i protocolli di massima emergenza per gli occupanti del laboratorio orbitante.

La portavoce della Nasa, Bethany Stevens, utilizzando i canali ufficiali dell’agenzia sul social network X, ha confermato che l’equipaggio, composto dai quattro membri della missione SpaceX Crew-12 e dall’astronauta Chris Williams, ha ricevuto l’ordine di interrompere ogni attività scientifica programmata e di trasferirsi immediatamente all’interno della navicella Crew Dragon, attraccata al complesso proprio per fungere da “scialuppa di salvataggio” in scenari di questo tipo.

La decisione, come spiegato dalla stessa Stevens in un post successivo, è stata dettata dall’esigenza di allontanare il personale dalla zona interessata dalla depressurizzazione mentre i cosmonauti russi tentavano una riparazione strutturale più invasiva del normale; va ricordato, infatti, che le microfratture sul modulo Zvezda rappresentano un problema tecnico ricorrente da almeno sei anni, sebbene la perdita rilevata venerdì avesse mostrato un’intensità doppia rispetto ai consueti valori di fuga d’aria misurati quotidianamente.

Il rientro nella Dragon e il cessato allarme

Dopo poco meno di due ore trascorse all’interno della capsula di SpaceX (dove gli astronauti avevano già indossato le tute pressurizzate in preparazione a una possibile evacuazione d’emergenza), l’ordine è stato revocato.

Roscosmos, verificando i dati strumentali durante i lavori di sigillatura, ha deciso di sospendere gli interventi strutturali nel tunnel PrK per analizzare più approfonditamente le misurazioni e la natura delle due crepe individuate; una di queste, secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa russe, sarebbe già stata trattata con il composto sigillante “Germetall-1”, mentre la seconda resta attualmente in fase di monitoraggio in attesa di una bonifica definitiva.

“Considerato questo sviluppo – ha scritto Bethany Stevens in una dichiarazione riportata dai media internazionali – la Nasa ha ordinato ai membri dell’equipaggio a bordo della navicella Dragon di concludere le procedure di rifugio sicuro e di riprendere le operazioni programmate a bordo della Stazione Spaziale Internazionale”.

I cinque astronauti, nessuno dei quali ha riportato conseguenze fisiche o danni ai sistemi di supporto vitale, sono dunque tornati alle rispettive postazioni di lavoro, sebbene l’indice di allerta relativo all’integrità del modulo Zvezda rimanga elevato nelle checklist di volo delle prossime ore.

Tecnici russi al lavoro e cooperazione internazionale

L’intera operazione, condotta mentre i due cosmonauti russi Sergej Kud-Sverchkov e Sergej Mikaev (unici membri rimasti nei pressi del modulo danneggiato durante la fase acuta dell’emergenza) ispezionavano il compartimento di transizione, ha evidenziato ancora una volta la complessità della gestione congiunta di un’infrastruttura che invecchia, costantemente esposta a micrometeoriti e stress termici in orbita bassa.

Nonostante le tensioni geopolitiche degli ultimi anni, la partnership tecnica tra Nasa e Roscosmos ha resistito, limitandosi a una gestione pragmatica delle priorità: mentre i russi si concentravano sul contenimento della falla, gli americani hanno garantito la sicurezza passiva della ciurma all’interno del segmento statunitense, dimostrando che la cooperazione spaziale segue ancora logiche operative piuttosto che politiche.

La perdita d’aria, sebbene stabilizzata per ora, non è stata completamente risolta; i dati raccolti durante la fase di pressurizzazione serviranno a pianificare un intervento più radicale nei prossimi giorni, ma al momento la pressione interna alla Iss è considerata stabile e compatibile con la presenza umana. La breve permanenza nella Dragon resta comunque un promemoria concreto della fragilità tecnica del complesso, il cui ritiro operativo è già previsto entro la fine del decennio per lasciare spazio a future stazioni commerciali.

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