Ponte sullo Stretto, Schifani conferma il sostegno: "La Regione fa la sua parte"
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Redazione Interno
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“Tifo per la realizzazione del Ponte sullo Stretto”, ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, sottolineando come l’esecutivo abbia stanziato “un miliardo e 300 milioni” a dimostrazione del proprio convinto impegno, giudicato “doveroso”, a fianco del governo. Le parole del governatore, pronunciate nel corso di un evento a Palermo, ribadiscono dunque un sostegno politico ed economico che non viene meno, nonostante i recenti e significativi intoppi giudiziari che hanno investito il progetto.
Il nodo irrisolto del finanziamento e il parere della Corte dei Conti
A frenare l’avanzata del colosso da 13,5 miliardi di euro, infatti, è intervenuta con due pronunciamenti la Corte dei Conti, la quale ha dichiarato illegittima, lo scorso novembre, la delibera che approvava il progetto definitivo e impegnava la cospicua somma. Fra i rilievi mossi dai magistrati contabili, uno in particolare sembra rappresentare un ostacolo di difficile superamento, poiché tocca il cosiddetto “peccato originale” dell’intera operazione: la radicale modifica del modello di finanziamento, passato da un iniziale project financing privato a un carico interamente sostenuto dalle casse pubbliche. Tale mutamento di paradigma, che rende obsoleto lo schema concepito anni addietro, solleva questioni di legittimità che imporrebbero, per essere sanate, una nuova gara d’appalto; una strada, questa, che comporterebbe ritardi considerevoli e che il governo intende evidentemente evitare, preferendo cercare una via per superare due delle obiezioni della Corte, pur di non bloccare l’iter.
Le polemiche politiche e la richiesta di riallocazione dei fondi
Mentre il governo centrale e la Regione Siciliana, con Schifani, spingono per non arrestare il processo, altre voci politiche levano aspre critiche, chiedendo di rivedere completamente l’allocazione delle ingenti risorse. È il caso del vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana e coordinatore del Movimento 5 Stelle, il quale, definendo l’opera un “ponte di propaganda”, ha lanciato un attacco deciso rivendicando la restituzione alla Sicilia degli 1,3 miliardi di fondi per lo sviluppo e la coesione che, secondo la sua ricostruzione, sarebbero stati “scippati” all’isola per essere dirottati sul progetto del collegamento stabile. Una richiesta che mette in luce il conflitto, ormai palese, tra chi vede nel Ponte un’infrastruttura strategica e indispensabile e chi, al contrario, la considera una priorità sbagliata, uno sperpero di denaro pubblico che sottrae capitali vitali ad altri interventi sul territorio.
Un’opera sospesa tra volontà politica e vincoli giuridici
L’intera vicenda si trova così in uno stallo forzato, sospesa tra la ferma volontà politica di andare avanti, testimoniata anche dal recente endorsement del presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante un suo intervento su infrastrutture globali, e i paletti giuridico-contabili che ne contestano le fondamenta procedurali. Il rischio concreto, paventato da più parti, è quello di vedere un’enorme cifra, quei 13,5 miliardi, vincolata per un’opera la cui realizzazione appare ogni giorno più complessa e lontana, con il conseguente oblio di ogni altro possibile investimento. Il dibattito, quindi, va ben oltre la semplice fattibilità tecnica, trasformandosi in una complessa partita che coinvolge legalità, opportunità economica e visione del futuro della Sicilia e del Mezzogiorno.




