Gas americano, la dipendenza europea diventa un'arma a doppio taglio nelle tensioni con Trump

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il termometro scende e le tensioni geopolitiche salgono, il prezzo del gas in Europa torna a livelli critici, superando la soglia del venti per cento in poche settimane. Un rincaro che, se da un lato riflette l'aumento fisiologico della domanda invernale, dall'altro è amplificato dalla fragilità strutturale di un sistema di approvvigionamento che, dopo aver ridotto la dipendenza dalla Russia, ha finito per legarsi a doppio filo agli Stati Uniti. È proprio questa dipendenza, oggi pari a oltre un quarto delle importazioni totali dell'Unione, a porsi al centro di un acceso dibattito, mentre le relazioni con l'amministrazione Trump attraversano una fase di profonda frizione a causa delle sue recenti minacce commerciali rivolte verso la Groenlandia.

La provocazione dei Verdi tedeschi e la realtà dei numeri

In questo clima teso, una proposta del partito dei Verdi tedeschi ha attirato l'attenzione degli analisti: l'ipotesi di usare il gas naturale liquefatto americano come leva negoziale, minacciandone la sospensione per rispondere alle politiche daziarie della Casa Bianca. Una teoria che, sebbine possa apparire come un segnale di forza, rischia di rivelarsi controproducente, poiché capovolge la reale gerarchia di potere energetico. L'Unione europea, infatti, è diventata il principale acquirente del Gnl statunitense, con contratti a lungo termine che rappresentano un impegno finanziario colossale, stimato in centinaia di miliardi di dollari. Sarebbe quindi Bruxelles, e non Washington, a trovarsi in una posizione di vulnerabilità in caso di una interruzione del flusso, un dato di fatto che rende l'idea di una ritorsione fondata sul gas poco più di un azzardo.

Il nodo degli accordi e la fragile indipendenza dall'Russia

La situazione è resa ancor più complessa dagli sviluppi degli ultimi mesi. L'accordo sui dazi siglato con la precedente amministrazione, già percepito come instabile, vacilla sotto la pressione delle nuove rivendicazioni protezioniste, mentre la promessa di eliminare completamente le importazioni di gas russo entro il 2027 rende ogni altra fonte di approvvigionamento, compresa quella americana, strategicamente insostituibile nel breve e medio periodo. Gli entusiasmi per la svolta energetica annunciata dalla Commissione, per quanto giustificati sul piano politico, devono fare i conti con la cruda realtà dei mercati e delle infrastrutture, le quali non si riconfigurano in tempi brevi.

Le conseguenze per il mercato e la sicurezza energetica

La dipendenza, che alcuni definiscono un vincolo "mani e piedi", si traduce dunque in un fattore di rischio sistemico. Lo studio pubblicato dall'Institute for Energy Economics and Financial Analysis ha messo in luce proprio questo paradosso: la ricerca di autonomia da Mosca ha condotto a una nuova forma di esposizione, seppur di natura differente. La posta in gioco, che non è soltanto economica ma investe la stessa sicurezza degli stati membri, richiede una diplomazia energetica di altissimo livello, capace di navigare in un contesto transatlantico diventato imprevedibile. La capacità dell'Europa di diversificare ulteriormente le rotte e di accelerare sulle fonti rinnovabili si profila, in questo scenario, non più come una semplice opzione di politica ambientale, ma come una necessità strategica inderogabile per non ritrovarsi, in futuro, con meno margine di manovra di quello che ha oggi.

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