Genoa-Torino 3-0, i granata crollano a Marassi e Baroni è sempre più solo
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Redazione Sport
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C’è un filo rosso che lega le ultime uscite del Torino, ed è un filo sottilissimo, spezzato prima ancora di arrivare alla fine della partita. Nella bolgia di Marassi, contro un Genoca arrabbiato e affamato, la squadra di Marco Baroni non solo perde, ma lo fa nel peggiore dei modi, incassando un netto 3-0 che, al di là del punteggio, fotografa una resa tecnica e, quel che più conta, mentale. I ragazzi di Daniele De Rossi, al contrario, interpretano la sfida con la giusta cattiveria, azzeccando la strategia e chiudendo la pratica già nei primi quarantacinque minuti, approfittando anche di una superiorità numerica che, va detto, finisce per agevolare e non poco il loro compito.
Il primo tempo è un monologo rossoblù. Al ventunesimo, è Brooks Norton-Cuffy a sbloccare il risultato, trovando la zampata vincente che indirizza la gara sui binari giusti per i liguri. Il Torino accusa il colpo, brancola nel buio, e prima dell'intervallo subisce il raddoppio firmato da Caleb Ekuban, abile a insaccare al minuto 40. La doccia fredda per i granata, però, deve ancora arrivare: nel recupero della prima frazione, Emirhan Ilkhan si fa cacciare per un intervento scomposto e violento su Lorenzo Colombo, lasciando i compagni in dieci e con un'intera ripresa da giocare in inferiorità. Un'espulsione, quella del turco, che grida vendetta e che di fatto spegne ogni velleità di rimonta, costringendo Baroni a rivedere all'istante qualsiasi piano fosse rimasto nella testa dei suoi.
Nella ripresa, il copione non cambia. Il Genoa, forte del vantaggio numerico, gestisce il possesso e controlla senza affanni, aspettando il momento giusto per infliggere il colpo del ko definitivo. Che arriva all'ottantatreesimo, quando Junior Messias, subentrato dalla panchina, timbra il cartellino per il tris che vale doppio: non solo sigilla tre punti d'oro in ottica salvezza, ma permette ai suoi di agganciare proprio i granata a quota ventisette in classifica. Un sorpasso ideale, se non altro morale, che spinge i ragazzi di De Rossi a più sei sulla zona calda, in attesa degli altri risultati del fine settimana.
Una classifica che scotta e la panchina che trema
Il ko di Marassi non è una semplice macchia sul curriculum, ma l'ennesimo tassello di un girone di ritorno disastroso. Quattro punti raccolti nelle ultime sette partite sono un bottino magrissimo, da zona retrocessione pura, che riaccende i riflettori su una panchina, quella di Baroni, in bilico ormai da settimane. La società, si dice, stia valutando il da farsi, anche perché la prestazione offerta in Liguria è parsa, a dir poco, priva di mordente: la squadra non ha lottato, non ha creato occasioni, non ha mostrato quella fame necessaria per uscire da un momento così delicato. Una resa, l'hanno definita in molti, che sa di resa incondizionata.
De Rossi, dal canto suo, può sorridere per la prova maiuscola dei suoi. La scelta di lanciare dal primo minuto Ekuban e Tommaso Baldanzi, così come l'inserimento di messia nella ripresa, si rivela vincente. Il suo Genoa è solido, concreto e cinico, qualità che in una lotta per non retrocedere fanno la differenza. La classifica, adesso, sorride ai liguri: con questo successo, mettono pressione alle dirette concorrenti e si regalano una boccata d'ossigeno in attesa di capire cosa succederà sulla panchina degli avversari.
Le scelte di formazione e la svolta nella gestione
Baroni, per l'occasione, aveva optato per un cambio di modulo e di uomini, passando al tridente pesante con Giovanni Simeone e Sandro Kulenovic supportati alle spalle. Una mossa che, sulla carta, doveva dare più peso specifico all'attacco, ma che nella pratica si è rivelata un boomerang. La mediana, priva di geometrie e di filtro, ha sofferto terribilmente la verve degli esterni genoani, con Norton-Cuffy e Mikael Egill Ellertsson scatenati sulle fasce. Dall'altra parte, De Rossi si è affidato alla solidità del 3-5-2, con un centrocampo di qualità e quantità capace di dominare le operazioni per larghi tratti della gara.
Se il Toro dovesse decidere per l'esonero, si aprirebbe la caccia al sostituto, con diversi nomi circolati nelle ultime ore. Ma al di là delle scelte future, quel che resta è l'istantanea di una squadra allo sbando, che sembra aver smarrito ogni punto di riferimento. Il campionato, si sa, è ancora lungo, ma con queste premesse e con un ritmo da retrocessione, la permanenza in Serie A è tutt'altro che scontata. Marassi, per una domenica, tinge i suoi colori di rossoblù, mentre per i granata si fa buio pesto.




