L’Atalanta non vince più e contro il Genoa non va oltre lo 0-0

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È una sera di maggio quella del 2 maggio 2026, e la New Balance Arena di Bergamo assiste all’ennesima sterilità di una squadra, quella di Raffaele Palladino, che sembra aver smarrito qualunque mordente offensivo. Il match valido per la 35ª giornata di Serie A, arbitrato da Pezzuto, consegna un pareggio a reti bianche – 0-0 il risultato finale – che sa di occasione sprecata per i padroni di casa, mentre il Genoa di De Rossi, già aritmeticamente salvo, porta a casa un punto prezioso più per classifica che per gioco espresso. L’incontro, seguito in diretta testuale dall’Eco di Bergamo, ha messo in luce una Dea nervosa, imprecisa nella fase decisiva e incapace di trasformare il dominio territoriale in gol.

Una scelta inusuale di Palladino e il muro di Bijlow

A sorprendere, nella lettura delle probabili formazioni poi confermate, è stata l’idea tattica di Palladino: dal primo minuto ha schierato due punte, Scamacca e Krstovic, con De Ketelaere appena dietro a cucire il gioco. Una scelta, questa, che nelle intenzioni doveva dare maggiore peso offensivo ma che nella pratica ha prodotto solamente azioni frammentate. Sulla fascia, Zalewski ha ricevuto la preferenza su Bellanova, tentativo di dare imprevedibilità sulla corsia mancina. Dall’altra parte, l’undici di De Rossi ha resistito con ordine, affidandosi alle parate del proprio estremo difensore Bijlow – il quale, va detto, ha avuto il suo bel da farsi – e alla compattezza del reparto arretrato. La migliore occasione della partita porta la firma di Raspadori, il cui tiro si è infranto sulla traversa: un episodio, quest’ultimo, che ha riassunto la frustrazione nerazzurra più di ogni altra azione.

Cronaca di un’impotenza prolungata

Il dato, però, che più preoccupa in casa Atalanta non è tanto lo 0-0 di per sé, quanto il trend negativo che ormai si trascina da settimane. Si tratta, infatti, della quinta partita consecutiva in tutte le competizioni senza riuscire a cogliere un risultato pieno. E se si allarga lo sguardo agli ultimi dodici incontri disputati, il quadro diventa ancora più desolante: dall’inizio del mese di marzo, la squadra di Palladino ha battuto soltanto Verona e Lecce, peraltro con sofferenza e senza mai convincere appieno. Il pareggio col Genoa, di fatto, cristallizza il settimo posto in classifica a quota 55 punti, una posizione che ormai pare blindata e lontana dalle rotazioni europee che a inizio stagione sembravano alla portata.

I retroscena di un sondaggio e un silenzio che pesa

A margine del match, l’Eco di Bergamo ha lanciato un sondaggio tra i propri lettori – aperto fino alla mezzanotte del giorno successivo – chiedendo di indicare i tre migliori e i tre peggiori calciatori rossoblù in campo. Un esercizio, questo, che da solo racconta il clima di analisi minuziosa e talvolta impietosa che avvolge la squadra ligure, ma che indirettamente dice anche molto dell’Atalanta: perché quando a essere sotto la lente sono gli avversari e non i propri giocatori, è segno che le aspettative sulla propria squadra sono precipitate. I fatti, comunque, restano tali: la Dea non sfonda, Bijlow para, la traversa di Raspadori rimane l’unico brivido vero di una gara giocata più con il nervosismo che con la lucidità. Nessuna reazione plateale dai tifosi al triplice fischio, solo l’eco – mai banale – di un silenzio che pesa quanto un gol subito.

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