Massimiliano Alvini, l’ex venditore di suole, riporta il Frosinone in serie A tra la “manita” al Mantova e la rivincita di una carriera costruita nella gavetta
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Redazione Sport
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I toscani hanno rovinato questo Paese, affermava Pietro Sermonti nella serie tv Boris. Non nel calcio, però, se è vero che l’ultimo esempio – fresco di promozione – di allenatore di successo originario dell’ex Granducato è Massimiliano Alvini. È grazie a lui, a questo cinquantaseienne di Fucecchio (provincia di Firenze), se il Frosinone ritrova la serie A a due anni di distanza dall’ultima volta. La squadra ciociara, che solo dodici mesi fa aveva sfiorato l’incubo della retrocessione in serie C, ha archiviato la pratica con un secco 5-0 inflitto al Mantova nell’ultima giornata del campionato cadetto. Il risultato, maturato grazie alle reti di Calò (su rigore), all’autorete di Castellini e alle firme nella ripresa di Ghedjemis, Raimondo e Koutsoupias, ha permesso ai giallazzurri di agganciare il secondo posto in classifica, l’ultimo utile per la promozione diretta alle spalle del Venezia.
La gavetta infinita tra suole di scarpe e spogliatoi di periferia
La storia del tecnico, che molti avevano dato per spacciato dopo l’esonero alla Cremonese e la retrocessione col Cosenza, rappresenta un’eccezione nel panorama del calcio professionistico italiano. Prima del 2013, infatti, Alvini si divideva tra il campo e il lavoro da rappresentante di calzature, vendendo suole per scarpe nell’azienda di famiglia. Venticinque anni di panchina ininterrotti, partendo dalla Promozione, hanno forgiato un carattere che oggi trova la sua consacrazione, come se quella nella città laziale fosse una rivincita personale dopo i sette pareggi e undici sconfitte rimediati in A con la maglia della Cremonese nel 2023. Nel frattempo, la squadra di Alvini ha messo insieme un’impressionante striscia positiva di quattordici risultati utili consecutivi, ripetuta per ben due volte nel corso della stagione 2025/26, e ha saputo valorizzare una rosa che vanta l’età media più bassa dell’intera cadetteria (23.4 anni).
L’assedio al Mantova e il sorpasso decisivo sul Monza
La partita decisiva contro il Mantova è stata un monologo: già nel primo tempo il Frosinone aveva chiuso i conti con il rigore di Calò e l’autorete, prima che nella ripresa l’assedio si trasformasse in goleada. Il risultato, combinato agli altri verdetti del sabato sera, ha condannato il Monza ai playoff, mentre il Bari si è strappato un posto per i playout contro il Sudtirol. Da segnalare, in questa volata, anche la prestazione dell’Empoli: i toscani hanno pareggiato al 91′ contro il Monza (2-2) grazie al secondo gol della serata di Stiven Shpendi, risultato che si è rivelato decisivo per la salvezza degli stessi azzurri, che hanno così superato in extremis il Sudtirol. La difesa a quattro, la pressione alta e la mentalità europea – lontana dalla stantia linea a tre – sono stati i marchi di fabbrica di un gruppo che non ha mai smesso di crederci.
Festeggiamenti e interviste a caldo nello spogliatoio che torna in A
Nell’immediatezza del fischio finale, il tecnico ha ricevuto le lodi pubbliche del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, mentre all’interno del “Benito Stirpe” la festa si è spostata negli spogliatoi, dove il servizio di Cleto Romantini ha raccolto le prime reazioni. Il difensore e capitano Ilario Monterisi, il centrocampista Ilias Koutsoupias e lo stesso Mattia Cichella hanno espresso tutta la loro gioia, rendendo omaggio a un allenatore capace di tenere la barra dritta anche nei momenti di maggiore pressione. Per Alvini si tratta della seconda opportunità sulla panchina di una squadra della massima serie, l’occasione per scrivere un capitolo diverso rispetto alla sfortunata parentesi con la Cremonese, in quello che sarà il quarto tentativo da parte del club di Stipe di conquistare una salvezza finora sempre sfuggita.




