Sulmona, sequestrata e picchiata in auto: salvata da carabinieri fuori servizio. Il 55enne resta in carcere
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Redazione Interno
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Un uomo di 55 anni di Sulmona è detenuto nel carcere di Pescara con le accuse di maltrattamenti in famiglia e tentata estorsione. Nel fascicolo della Procura, tuttavia, emerge un quadro ben più grave, ricostruito attraverso le dichiarazioni della sua compagna, una donna di 37 anni, e le indagini dei carabinieri.
L'episodio centrale risale al maggio del 2026. Secondo la ricostruzione investigativa, l'uomo avrebbe fatto salire la compagna sulla propria automobile e l'avrebbe aggredita durante il tragitto.
L'obiettivo, riferito dalla stessa vittima ai militari, era quello di condurla in una zona isolata ai piedi del monte Morrone, lontano dal centro abitato, per ucciderla. La donna è stata trovata con diverse lesioni al volto all'interno dell'abitacolo. A interrompere il presunto piano sono stati alcuni carabinieri liberi dal servizio, insospettiti dall'atteggiamento dell'uomo alla guida, che hanno fermato la vettura. La 37enne è stata soccorsa e accompagnata in ospedale, per poi allontanarsi autonomamente nel timore di possibili ritorsioni.
È stata la stessa donna, una volta messa in sicurezza, a raccontare ai militari di aver temuto per la propria vita e di essere convinta che il compagno volesse portarla sul Morrone per ucciderla. La sua frase, riferita dagli inquirenti, è esplicita: «Voleva portarmi ai piedi del Morrone per uccidermi».
La seconda aggressione e il precedente penale
La vicenda non si è esaurita a Sulmona. La coppia si è successivamente trasferita in un piccolo centro della provincia di Pescara. Qui, nel luglio del 2026, l'uomo avrebbe nuovamente aggredito la compagna all'interno della camera da letto. In quella circostanza, secondo quanto contestato dagli investigatori, avrebbe anche preteso la restituzione di una somma di denaro, circostanza che ha portato all'ulteriore contestazione di tentata estorsione. È stato questo secondo episodio a fare emergere in maniera più completa il quadro delle violenze, compreso il grave fatto del maggio precedente.
Sul 55enne grava già un precedente giudiziario per fatti analoghi. Nel 2024 era stato condannato a quattro anni di reclusione per aver vessato e picchiato la stessa donna, arrivando a costringerla con la forza ad acquistare sostanze stupefacenti. La Procura ha ricostruito una sequenza di violenze concentrate nell'arco di circa tre mesi, ma che affonderebbe le radici in un rapporto segnato da maltrattamenti reiterati. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pescara ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa, confermando la misura cautelare in carcere.
Le indagini preliminari sono state chiuse e il procedimento entra nella fase che potrebbe portare alla richiesta di rinvio a giudizio.
Il richiamo al caso di Lorena Isceri
La vicenda di Sulmona richiama da vicino un altro dramma recente, quello di Lorena Isceri, la donna di 45 anni uccisa il 3 settembre 2026 in provincia di Firenze. In quel caso l'ex compagno, Federico Vella, 36 anni, l'aveva aggredita, legata con delle fascette e rinchiusa nel bagagliaio della sua automobile. Dopo aver guidato per circa venti minuti lungo l'autostrada A1, si era fermato su un viadotto e l'aveva gettata nel vuoto. L'uomo si è poi tolto la vita lanciandosi dallo stesso cavalcavia.
I familiari di Lorena hanno raccontato che la donna aveva paura di lui ma non voleva denunciarlo, una circostanza che accomuna molte vittime di violenza domestica e che gli inquirenti continuano a rilevare nelle indagini su episodi di questo tipo.
Secondo il dossier annuale del Viminale, nei primi sei mesi del 2026 i femminicidi in Italia sono stati 34, in calo del 37 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nello stesso arco di tempo gli ammonimenti del questore per violenza domestica sono aumentati del 24,1 per cento, segno di una maggiore emersione dei casi, anche se il numero delle vittime resta elevato. Gli inquirenti sottolineano come i reati di maltrattamenti in famiglia siano procedibili d'ufficio, rendendo irrilevante l'eventuale ritiro della querela da parte della vittima.
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