Hakan Calhanoglu, l’infortunio al polpaccio che tiene in sospeso l’Inter e la Turchia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’ansia, nel calcio che conta, si misura spesso in attimi sospesi: quelli che intercorrono tra una smorfia e il responso di uno strumento diagnostico. E nell’aria, dopo la semifinale playoff vinta dalla Turchia contro la Romania per 1-0, aleggiava quella particolare tensione che accompagna le uscite precauzionali dei giocatori simbolo. Hakan Calhanoglu, il regista dell’Inter, ha lasciato il campo nei minuti finali, quando ormai la qualificazione alla prossima sfida era al sicuro, dopo aver tentato una conclusione in porta. È stato il gesto, più che la sostituzione in sé, a generare preoccupazione: il centrocampista si è toccato il polpaccio sinistro, lo stesso che, un mese e mezzo fa, lo aveva costretto a uno stop forzato.

La partita contro la Romania, valida per il percorso verso il Mondiale, ha quindi restituito un quadro ancora incerto sulle condizioni fisiche del giocatore. Il ct Vincenzo Montella, che lo ha sostituito al novantesimo, ha evitato di esporsi in dichiarazioni immediate, lasciando che fossero gli accertamenti – quelli che nelle prossime ore verranno effettuati – a stabilire se l’affaticamento muscolare sia solo un incidente di percorso o qualcosa di più serio. L’attenzione, inevitabilmente, si è spostata sulla finale di martedì contro il Kosovo, una partita decisiva per la qualificazione alla fase finale del torneo: la presenza o meno del suo uomo di maggiore esperienza potrebbe cambiare gli equilibri di una sfida già di per sé complessa.

Il messaggio inaspettato di Chivu e il precedente con la Juventus

A gettare una luce diversa sull’episodio, seppure indiretta, è stato un retroscena raccontato dallo stesso Calhanoglu al termine della gara. Il giocatore ha rivelato di aver ricevuto un messaggio da Cristian Chivu, suo ex allenatore ai tempi dell’Inter, non appena la partita si era conclusa. «Mi ha scritto – ha spiegato il turco ai microfoni – e gli sarò sempre grato per questo». Un gesto che ha sottolineato il legame personale tra i due, ma che ha anche rimesso al centro il tema della condizione fisica del centrocampista. Chivu, che probabilmente stava seguendo l’incontro, ha voluto sincerarsi dello stato di salute del suo ex giocatore, un’attenzione che non è passata inosservata.

Nell’intervista post-partita, però, Calhanoglu ha parlato diffusamente del problema precedente, quello che lo aveva tenuto lontano dai campi per oltre un mese, e del fastidio che aveva già avvertito al rientro contro la Juventus. Non ha invece fatto alcun cenno al nuovo episodio che lo aveva visto toccarsi il polpaccio dopo il tiro. Un silenzio, il suo, che ha contribuito a creare un alone di ambiguità: da un lato, l’assenza di riferimenti al dolore avvertito in campo faceva pensare a una situazione meno grave di quanto inizialmente temuto; dall’altro, l’aver scelto di concentrarsi solo sul recupero precedente lasciava intendere che la cautela restasse massima.

L’attesa per gli accertamenti e il doppio fronte tra Inter e Nazionale

L’Inter, nel frattempo, segue la vicenda con la consapevolezza di chi ha già dovuto fare a meno del proprio regista per diverse partite in questa stagione. La gestione del carico di lavoro, in questi casi, diventa un argomento delicato: Calhanoglu è tornato a disposizione da poco, e il rischio di una ricaduta, soprattutto in un contesto di partite secche con la Nazionale, rappresenta un problema non solo per il ct Montella ma anche per Simone Inzaghi, che in vista del prossimo impegno di campionato – la Roma all’orizzonte – si trova a dover valutare con attenzione ogni minimo segnale.

Quello che trapela dagli ambienti vicini al giocatore è che il problema accusato in Romania potrebbe non essere strutturale, ma la prudenza impone di non abbassare la guardia. La smorfia di dolore, visibile in diretta, era stata sufficiente a far scattare l’allarme tra i tifosi nerazzurri, abituati a fare i conti con la fragilità muscolare che talvolta accompagna i calciatori dopo lunghi stop. In queste ore, dunque, l’attenzione è concentrata sugli esami strumentali che verranno effettuati al rientro in Italia: solo quelli potranno stabilire se Calhanoglu sarà regolarmente a disposizione per la finale di martedì e, di conseguenza, per gli impegni che attendono l’Inter nel prossimo futuro.

Nessun accenno al problema nelle dichiarazioni post-partita

A destare un certo sollievo, almeno in una prima fase, è stato il tenore delle parole spese dal giocatore dopo il fischio finale. Intervistato dalla stampa turca, Calhanoglu ha infatti evitato di alimentare ulteriori dubbi: non ha fatto alcun riferimento alla smorfia o alla sostituzione, limitandosi a ribadire la propria condizione generale e a parlare dell’unico obiettivo che aveva in mente, ovvero quello di contribuire alla qualificazione della sua Nazionale. Un atteggiamento che molti hanno interpretato come un modo per non alimentare polemiche o per non dare vantaggi agli avversari, ma che di fatto ha lasciato senza risposta la domanda più urgente: che fine ha fatto il dolore al polpaccio?

Il copione, insomma, assomiglia a quello già visto in altre occasioni: un campione che esce dal campo, un’apprensione immediata, e poi il silenzio che precede gli esami. In assenza di comunicazioni ufficiali, il quadro resta sospeso, con l’Inter e la Turchia che attendono di capire se il loro giocatore più importante potrà scendere in campo martedì. Quel che è certo è che la partita contro il Kosovo rappresenta un crocevia fondamentale per il cammino mondiale della squadra di Montella, e che senza Calhanoglu in campo la costruzione del gioco dovrebbe necessariamente trovare soluzioni alternative.

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