Mabèl Bocchi, la "divina" che cambiò per sempre il basket femminile

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il mondo dello sport piange Mabèl Bocchi, la giocatrice che, negli anni Settanta, non solo dominò il parquet ma ne ridefinì i confini possibili, imponendosi come una delle atlete più complete e carismatiche della sua generazione. La notizia della sua scomparsa, all'età di 72 anni, nella sua casa calabrese dove si è spenta serenamente guardando il mare, ha riaperto il libro di una carriera straordinaria, fatta di record infranti e di una personalità poliedrica che rifiutò sempre di essere racchiusa nella sola dimensione agonistica. Alta, dotata di un fisico atletico e di un elevato fuori dal comune, le sue prestazioni furono talmente impressionanti da attirare l'interesse persino dell'atletica leggera, disciplina che tentò, senza successo, di sottrarla alla pallacanestro. La sua figura, infatti, rappresentò un unicum: una forza della natura in grado di coniugare una potenza atletica quasi maschile, per l'epoca, con una grazia e un'intelligenza di gioco che la resero un modello ineguagliabile.

Il palcoscenico italiano ed europeo

Il suo nome è indissolubilmente legato al Geas Sesto San Giovanni, la società con la quale scrisse pagine indelebili della pallacanestro femminile italiana, conquistando ben otto scudetti e, soprattutto, guidando la squadra alla vittoria della Coppa dei Campioni, il primo trofeo continentale alzato da una formazione femminile del nostro paese. In maglia azzurra, dove collezionò 113 presenze segnando 984 punti, incarnò per anni il punto di riferimento tecnico e caratteriale di una nazionale in ascesa, lasciando un'impronta che andò ben oltre i meri numeri. La sua classe, del resto, era tale da affascinare qualsiasi pubblico, come accadde anche in occasione di eventi celebrativi come la 24 Ore di basket di Lodi, negli anni Ottanta, dove la sua partecipazione divenne un momento di puro spettacolo sportivo.

Una vita oltre le linee del campo

Terminata la carriera ai massimi livelli, Mabèl Bocchi non abbandonò mai la sua passione, ma la reinterpretò con la stessa curiosità intellettuale che aveva sempre caratterizzato il suo percorso. Fu tra le artefici, ad esempio, della nascita della nazionale femminile over 55, un progetto di maxibasket che trasformò il campo da gioco in uno strumento di socialità e di impegno, dimostrando come lo sport possa essere un compagno di vita a qualsiasi età. "Ho ginocchia vacillanti e un'anca operata, faccio la manager", disse con la sua solita autoironia, sminuendo il suo ruolo che era invece di faro e di motore per molte sue compagne d'avventura. Questo impegno laterale si affiancò a una vita intensa e piena di interessi, che la vide impegnarsi in ruoli televisivi e culturali, senza mai perdere quel contatto con la natura e con gli animali che amava profondamente e che costituivano una parte fondamentale della sua esistenza.

Il ricordo di un'icona libera

La sua scomparsa lascia un vuoto non solo nel basket ma in quello scenario più ampio che lei stessa aveva contribuito a creare, un mondo dove il talento sportivo poteva convivere con una profonda sensibilità artistica e con un'indole ribelle, tanto da essere affettuosamente ricordata come una "rompipalle" capace di scardinare convenzioni e aprire nuove strade. Il suo approccio al gioco, diretto e risoluto, fu la trasposizione in campo di un carattere forte e anticonformista, che le permise di essere pioniera in un'epoca in cui lo sport femminile faticava a ottenere il giusto riconoscimento. Se ne va, così, una delle figure più luminose e genuine dello sport italiano, una donna che seppe vivere secondo i propri termini, lasciando in eredità una storia fatta di vittorie, di passione incondizionata e di una rara, autentica libertà.

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