Addio a Mabel Bocchi, leggenda del basket italiano e mondiale
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Redazione Sport
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Il mondo dello sport è oggi più povero, privato di una delle sue stelle più luminose. Mabel Bocchi, unanimemente riconosciuta come la più grande cestista italiana di tutti i tempi, si è spenta all’età di 72 anni nella sua casa di San Nicola Arcella, dopo una malattia che l’ha consumata in pochi mesi. La sua scomparsa, avvenuta il 4 dicembre 2025, chiude il capitolo di una carriera straordinaria, iniziata in Irpinia e proiettata, in seguito, ai vertici assoluti del panorama internazionale.
Dall'Irpinia alla vetta del mondo
Nata a Parma nel 1953 da padre italiano e madre argentina – circostanza, quest’ultima, che spiega il nome esotico e completo di Liliana Mabel Gracielita –, visse un’adolescenza divisa tra l’Emilia e la Campania. Fu proprio ad Avellino, dove la famiglia si stabilì, che il suo talento esplose precocemente: a soli quindici anni, infatti, esordì in Serie B con la maglia della Partenio, contribuendo in maniera decisiva a quella storica promozione in massima serie che segnò l’inizio di un’epopea. Il suo percorso, che la portò a diventare un’icona del Geas Sesto San Giovanni, fu costellato di trionfi: con la società lombarda conquistò ben otto scudetti e, nel 1974, sollevò la Coppa dei Campioni, il trofeo continentale più prestigioso.
Il riconoscimento planetario del 1975
Il momento di gloria più alto, quello che ne sancì definitivamente la statura, arrivò però l’anno seguente, nel 1975, quando la Federazione Internazionale (FIBA) la elesse miglior giocatrice del mondo. Un riconoscimento senza precedenti per una atleta italiana, che la proiettò in una dimensione mitica. Con la nazionale, della quale fu pilastro e capitano, disputò tre edizioni dei Campionati Europei, raggiungendo il gradino più basso del podio nell’edizione casalinga del 1974; esperienze che contribuirono a forgiare una personalità forte e a volte schietta, non sempre compresa in un’epoca in cui lo sport femminile faticava a ottenere la giusta considerazione.
Una pioniera dal carattere indomito
Proprio su quell’epoca, Bocchi rilasciò in anni recenti dichiarazioni taglienti e rivelatrici, ricordando come, alle sue prime partite, il pubblico "venisse a vederci il culo, non la partita di basket". Un’affermazione che fotografa, senza filtri, le difficoltà incontrate dalle pioniere dello sport femminile, costrette a combattere pregiudizi radicati oltre che avversarie in campo. La sua eredità, tuttavia, va ben oltre queste amare considerazioni: resta il ricordo di un’atleta completa, di una leader carismatica che, con i suoi fondamentali cristallini e una visione di gioco superiore, seppe trascinare squadre e appassionati, regalando emozioni pure e scrivendo pagine indelebili della pallacanestro italiana.




