Occupazione al liceo Mamiani di Roma, la preside denuncia: «Atto illegale»
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Redazione Interno
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Nella notte tra domenica e lunedì, un gruppo di studenti, agendo presumibilmente in coordinamento con collettivi, ha forzato gli ingressi del liceo Mamiani, storico istituto di viale delle Milizie, nel quartiere Prati, dandosi poi a un'operazione di sbarramento dei cancelli mediante banchi scolastici, i quali, disposti a mo' di barriera, hanno di fatto precluso l'accesso non solo al personale docente ma anche alla dirigente scolastica stessa, che si è vista costretta a dichiarare la sospensione delle regolari attività didattiche.
La reazione dell'istituzione scolastica
La preside, in una comunicazione ufficiale indirizzata alle famiglie, ha definito l'accaduto un «atto illegale» e, sottolineando la pericolosità della situazione per l'incolumità degli stessi ragazzi all'interno della scuola non presidiata, ha esortato i genitori a «richiamare i propri figli», annunciando parallelamente l'intenzione di procedere con una denuncia formale alle autorità competenti, mentre all'esterno del perimetro scolastico, dove alcuni striscioni lasciavano intendere una protesta di matrice politico-sociale, non sono mancate voci di dissenso da parte di altri alunni, i quali reclamavano il proprio diritto a riprendere le lezioni.
Il contesto delle mobilitazioni studentesche
Questa ennesima occupazione, che segue di poche settimane altre analoghe iniziative in diversi plessi romani, si inserisce in un più ampio e articolato movimento di protesta che, da tempo, coinvolge gli studenti della Capitale, i quali, sebbene non abbiano ancora reso noto un documento ufficiale con le precise ragioni del loro gesto, sembrano muoversi sulla scia di solidarietà internazionale che ha caratterizzato recenti mobilitazioni; non è un caso, infatti, che un'altra scuola, il liceo artistico Duccio di Buoninsegna, abbia da poco concluso una propria occupazione, i cui partecipanti, in una lettera aperta, hanno rivendicato con soddisfazione la «bella partecipazione», difendendo la legittimità della loro azione come forma di espressione politica e di un diverso modo di intendere il diritto allo studio, che non si esaurirebbe nella mera frequenza delle lezioni curriculari.
Le dinamiche dell'azione e le prospettive immediate
L'azione, portata a compimento intorno all'una e trenta di notte, ha dunque trasformato l'edificio scolastico in un presidio blindato, un luogo di protesta dove, in attesa dell'assemblea che dovrà stilare il documento politico, regna un'atmosfera di attesa, mentre le forze dell'ordine, pur presenti nell'area, non sono al momento intervenute per uno sgombero, lasciando che la situazione si svolgesse, per il momento, senza ulteriori escalation, in un clima teso ma per ora contenuto, che vede da un lato la ferma condanna dell'istituzione e dall'altro la determinazione, seppur non unanime, del mondo studentesco.




