Zanzare, il virus West Nile torna alla memoria. Gualtieri firma l’ordinanza: “Piano fino a dicembre”
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Redazione Salute
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Il ricordo di quella che è stata una delle estati più difficili dal punto di vista epidemiologico, soprattutto per il Lazio, è ancora troppo fresco per essere accantonato. Nel 2025, infatti, i contagi da West Nile avevano suonato un campanello d’allarme piuttosto insistente: furono complessivamente 261 i casi confermati, distribuiti tra le province di Roma, Latina e Frosinone. È proprio partendo da quella fotografia, che ritraeva reparti di malattie infettive sotto pressione e ordinanze precedenti che forse avevano mostrato qualche crepa, che l’amministrazione capitolina ha deciso di muoversi con largo anticipo.
L’ordinanza firmata ieri dal sindaco Roberto Gualtieri – che sarà valida fino al 31 dicembre – non si limita a ribadire concetti già espressi in passato, anzi, cerca di alzare il livello della sfida contro gli insetti vettori. Perché se è vero che la zanzara tigre, originaria del Sud-Est asiatico e ormai stabilmente radicata nel nostro ecosistema urbano, rappresenta una minaccia costante, è altrettanto vero che la cronaca recente insegna come la risposta istituzionale debba essere tempestiva e capillare. L’obiettivo dichiarato dal primo cittadino è chiaro: evitare il ripetersi di un’emergenza sanitaria, spostando il baratro della prevenzione dal semplice fastidio stagionale a una priorità assoluta per la tutela della salute pubblica.
Larvicidi e divieto di adulticidi: la svolta nella strategia di contrasto
Se si analizzano le disposizioni contenute nel testo – che peraltro trovano eco in iniziative simili adottate da altri Comuni come Bergamo e Fiumicino – emerge un cambio di paradigma piuttosto radicale nella lotta a questi insetti. Non si punta più a un intervento tampone contro gli esemplari adulti, bensì a un’azione strutturale e preventiva contro le larve. Si è compreso, sulla base di evidenze scientifiche e di esperienze pratiche, che l’uso programmato degli adulticidi era controproducente: oltre a favorire la resistenza genetica delle zanzare, rischiava di danneggiare la biodiversità circostante e di esporre i cittadini a prodotti chimici non sempre necessari.
Pertanto, la nuova direttiva elimina l’obbligo per i privati – che in passato erano spesso chiamati a intervenire in autonomia in caso di focolai – di effettuare trattamenti adulticidi. A essere raccomandati, invece, sono esclusivamente interventi anti-larvali, preferibilmente utilizzando prodotti biologici che rispettino l’equilibrio ambientale. Le indicazioni fornite dall’amministrazione, oltre a essere particolarmente dettagliate nelle modalità di esecuzione, ricordano come la bonifica dei ristagni d’acqua (che siano essi sottovasi, caditoie o semplici contenitori abbandonati) sia di gran lunga più efficace di qualsiasi nebulizzazione effettuata a emergenza già in corso.
Dai dati del 2025 a oggi: la collaborazione dei cittadini resta l’arma decisiva
La fotografia scattata nell’annata precedente, quella del 2025 per intenderci, è impietosa e funge da movente principale per questa stretta. Non si trattò solo di numeri: dietro quei 261 casi c’erano realmente delle persone, alcune delle quali hanno dovuto fare i conti con sintomi neurologici anche piuttosto severi, conseguenza diretta di un virus che negli anziani o nei soggetti fragili può rivelarsi letale. La memoria di quei ricoveri – e di qualche decesso registrato nelle settimane di massima pressione – ha agito da sprone per i vertici delle Asl e per gli uffici tecnici del Campidoglio. Tuttavia, gli esperti lo ripetono da anni: senza l’aiuto di chi vive nei palazzi e nelle villette, anche il miglior piano comunale rischia di fallire.
Ed è per questo che, nelle pieghe dell’ordinanza, si ritaglia uno spazio enorme al concetto di “corresponsabilità”. I singoli proprietari di aree verdi, gli amministratori di condominio e persino gli esercenti di attività commerciali sono chiamati a fare la loro parte, esattamente come accade anche in realtà vicine, come i Comuni di Bergamo o di Fiumicino, dove la sensibilizzazione è partita già settimane fa. Non basta delegare alla pubblica amministrazione lo svuotamento delle caditoie stradali: se nei cortili privati ristagna l’acqua per giorni, le zanzare trovano comunque il modo di proliferare e di vanificare ogni sforzo collettivo.
Il pericolo West Nile e l’estensione geografica della minaccia
Quel che rende la situazione particolarmente delicata, e che ha consigliato l’adozione di un provvedimento così perentorio, è l’evoluzione stessa del virus. In passato, si tendeva a circoscrivere il pericolo West Nile a poche aree del Delta del Po o a specifiche zone umide, ma i dati di sorveglianza relativi al 2025 hanno dimostrato che il patogeno è in grado di diffondersi ovunque trovino condizioni climatiche favorevoli e un numero sufficiente di zanzare vettrici. La distribuzione geografica dei casi – concentrati non solo nella Capitale ma anche in province tradizionalmente agricole come Latina e Frosinone – testimonia una penetrazione capillare del rischio.
È per contrastare questa deriva che l’amministrazione Gualtieri ha deciso di non aspettare l’estate inoltrata. L’ordinanza, entrata in vigore ieri, scatta proprio alla vigilia della bella stagione, quando le temperature iniziano a salire e le piogge primaverili lasciano inevitabilmente ristagni d’acqua. L’obiettivo è quindi quello di interrompere il ciclo biologico dell’insetto prima ancora che questo diventi un problema sanitario conclamato. Si tratta, in sostanza, dell’unica strada percorribile se si vuole evitare di rincorrere ancora una volta l’emergenza, come purtroppo accaduto solo dodici mesi fa.




