Detenuto 19enne muore dopo aver dato fuoco al materasso nel carcere di Pordenone

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un giovane detenuto di origine egiziana, di soli 19 anni, ha perso la vita nella serata di lunedì 17 agosto all'interno della casa circondariale del Castello di Pordenone, dopo aver appiccato deliberatamente il fuoco al materasso della propria cella. Il ragazzo, che si trovava in isolamento in una cella singola, è rimasto vittima delle esalazioni di monossido di carbonio sprigionate dalle fiamme, morendo poco dopo il tentativo di trasporto in ospedale nonostante i tempestivi soccorsi.

L'episodio, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato un gesto estremo e premeditato, considerando che il diciannovenne aveva sbarrato l'ingresso della stanza con una sedia prima di appiccare il rogo, rendendo di fatto impossibile qualsiasi intervento immediato da parte degli agenti di polizia penitenziaria.

La dinamica dell'incendio e i soccorsi

Secondo quanto emerso dalle indagini, il fatto si è verificato intorno alle 23:00 di lunedì, quando il detenuto, approfittando della solitudine della sua cella, ha utilizzato una sedia per bloccare la porta dall'interno, per poi dare fuoco al materasso e ad alcune coperte. Il fumo denso e tossico, sviluppatosi rapidamente all'interno dello spazio ristretto, ha saturato l'aria della cella, causando al giovane una gravissima intossicazione.

Gli agenti della polizia penitenziaria sono intervenuti prontamente per domare le fiamme, riuscendo a spegnere il principio d'incendio con gli estintori, ma per il 19enne non c'è stato nulla da fare. Il personale sanitario del 118, allertato dalla centrale operativa Sores Fvg, ha tentato di rianimarlo sul posto e durante il trasporto in ambulanza verso l'ospedale, ma il ragazzo è deceduto poco dopo l'arrivo in pronto soccorso a causa delle gravi lesioni polmonari riportate per l'inalazione del monossido.

Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco, che hanno spento il rogo in pochi minuti e hanno poi lavorato per tutta la notte per bonificare l'area e verificare la qualità dell'aria all'interno dell'ala detentiva, al fine di scongiurare ulteriori rischi per gli altri reclusi e per il personale in servizio.

Le conseguenze per gli altri detenuti

Il rogo ha causato disagi anche ad altri due detenuti, entrambi di origine straniera e di età rispettivamente di 36 e 25 anni, che occupavano celle nella medesima ala del penitenziario. Questi ultimi hanno riportato una lieve intossicazione a causa del fumo e sono stati trasportati in ospedale per accertamenti, ma dopo le cure del caso sono stati giudicati guaribili e riaccompagnati in carcere.

In seguito all'incendio, l'intera sezione detentiva interessata è stata evacuata per consentire le operazioni di soccorso e mettere in sicurezza la struttura, mentre gli agenti della polizia penitenziaria e le forze dell'ordine hanno provveduto a mettere in salvo gli altri detenuti presenti nel settore.

Il profilo della vittima e il contesto giudiziario

Il diciannovenne, il cui nome per ora non è stato ufficialmente diffuso, era stato arrestato solo poche settimane fa, precisamente il 30 luglio, per resistenza a pubblico ufficiale. La sua detenzione era legata al coinvolgimento in una violenta rissa scoppiata nel centro di Pordenone, alla quale avevano partecipato una quindicina di persone di origine straniera.

Oltre a questo episodio, il giovane, già noto alle forze dell'ordine per piccoli precedenti penali, aveva ricevuto un foglio di via dal comune di Pordenone e, al momento dell'identificazione per la rissa, aveva reagito con violenza, aggravando la sua posizione.

Le reazioni del sindacato di polizia penitenziaria

A seguito della tragedia, il sindacato di polizia penitenziaria Sappe ha espresso amarezza e preoccupazione per le condizioni operative degli agenti, sottolineando come questi siano stati costretti ad affrontare una situazione estremamente pericolosa. Secondo quanto riferito dal segretario generale Donato Capece, il 19enne si sarebbe barricato minacciando gli agenti con una lama rudimentale e una bomboletta di gas prima di appiccare il fuoco, costringendo gli uomini in uniforme a entrare in un contesto di alto rischio per salvare altre vite.

Capece ha inoltre evidenziato la necessità di interrogarsi sulle condizioni delle carceri italiane, spesso segnate da sovraffollamento e carenza di organici, per evitare che episodi di tale gravità possano ripetersi e per garantire la sicurezza sia del personale che dei detenuti.

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