Santa Marta, la "casa del Conclave": dove i cardinali attendono il nuovo papa
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Redazione Interno
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Mentre a Roma migliaia di persone continuano a riversarsi in piazza San Pietro per rendere omaggio a papa Francesco, i cui funerali si terranno sabato, i riflettori si accendono già sul prossimo Conclave. La scelta del 267° pontefice, che dovrà guidare una Chiesa in bilico tra tradizione e rinnovamento, avverrà tra le mura della residenza di Santa Marta, struttura voluta da Giovanni Paolo II nel 1996 proprio per ospitare i cardinali durante le votazioni. Un luogo che, pur essendo all’interno dello Stato Vaticano, è rimasto a lungo nell’ombra, lontano dai riflettori che invece hanno sempre illuminato la Cappella Sistina, teatro dell’evento più atteso.
Non tutti sanno che Santa Marta, costruita per garantire riservatezza e comodità ai porporati, rappresenta una rottura con il passato. Prima della sua realizzazione, infatti, i cardinali alloggiavano in spazi angusti e provvisori allestiti tra i palazzi apostolici, in condizioni che Giovanni Paolo II definì «poco dignitose». Oggi, invece, dispongono di 130 suite e camere singole, oltre a sale comuni dove, sebbene il silenzio sia d’obbligo, è inevitabile che si creino momenti di confronto informale. Proprio qui, tra un pasto e l’altro, potrebbero prendere forma quelle alleanze che spesso decidono le sorti del papato.
Tra i nomi che circolano con insistenza c’è quello del cardinale agrigentino Baldassare Reina, già vescovo ausiliare di Roma, per il quale molti nella sua terra natia nutrono grandi speranze. «Sarebbe una rivalsa per tutto il territorio», ha confessato un ex parrocchiano, sottolineando come la sua elezione potrebbe ridare slancio a una diocesi segnata da anni di difficoltà. Ma la partita è ancora aperta, e gli equilibri sono fragili.
Diversi porporati stranieri, intanto, hanno scelto di risiedere temporaneamente in collegi e seminari romani. È il caso degli americani, che hanno preso alloggio al North American College sul Gianicolo, lo stesso che li ospitò nel 2013 durante l’elezione di Bergoglio. Una scelta non casuale, considerata la vista privilegiata sulla basilica e la distanza strategica dalle pressioni mediatiche.




